Domenica 21 marzo 2021 Quinta Domenica di Quaresima Festa di Gesù Nazareno

Santa Messa prefestiva Sabato 20 Marzo 2021 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo
Sante Messe festive Domenica 21 Marzo 2021 alle ore 10,30 nella chiesa di San Matteo e alle ore 11 nella chiesa di San Donato

PREGHIERA

Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi

LITURGIA DELLA PAROLA

PRIMA LETTURA
Con queste parole il Profeta vuole infondere nel popolo di Israele, schiavo a Babilonia, la speranza del ritorno in Patria.
Paragona questo ritorno alla nuova alleanza che avrà le sue radici nel profondo del cuore di ogni persona.

Dal libro del profeta Geremìa
Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore.
Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.

Salmo Responsoriale Dal Salmo 50
Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

SECONDA LETTURA
Questo brano della lettera agli Ebrei ci dice che Gesù, uomo – Dio realizza la sua missione di salvezza vivendo l’umanità fino in fondo, cioè anche nella sofferenza che trasforma da negativa in positiva. Con la sofferenza impara ad amare e offrire tutta la sua vita per l’umanità. Gesù è il sacerdote che collega Dio con ogni persona umana.

Dalla lettera agli Ebrei
Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

VANGELO
Con questo brano l’evangelista Giovanni ci presenta l’inizio della passione di Gesù: Domanda: vogliamo vedere Gesù. Quando lo vedremo?
Vedremo Gesù ( nella sua gloria di Figlio amato dal Padre e donato all’umanità) quando sarà sulla croce.
Ma prima deve passare attraverso la sofferenza della passione (il turbamento dell’anima) per giungere al disfacimento produttivo della morte (il chicco di frumento).
In questo cammino Gesù non è solo, ma ha il Padre che lo sostiene perché sa che sta facendo la sua volontà (lo sta glorificando)

Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

OMELIA

La domanda di questa domenica di passione è: perché Gesù, per salvarci, ha scelto la passione e la morte?
Il problema più importante della vita è la sofferenza e la morte.
La nostra fede che cosa ci dice?
Due premesse: – ognuno di noi si sente attaccato alla propria vita e nella continua ricerca della propria felicità
– ma deve anche fare i conti con la presenza della sofferenza e della morte.
La sofferenza è fisica (malattia e morte) e dello spirito, del cuore (tutto quello che contrasta e si oppone al vivere insieme con gli altri e alla realizzazione dei nostri progetti, dei nostri sogni, della nostra felicità). Anche nei sentimenti e nelle esperienze più belle ci possono essere degli aspetti di sofferenza perché essa nasce non solo dal nostro spirito ma tante volte ci è inflitta dal vivere insieme con gli altri.
Gesù con le sue scelte ci insegna ad affrontare la sofferenza. Non dobbiamo cercarla ma nemmeno fuggirla quando siamo provati.
In che modo?
La sofferenza di Gesù è il dono più grande che egli ci fa perché, offerta al Padre, diventa salvezza dell’umanità.
Anche noi, se ci uniamo a Lui in questo dono di amore, diventiamo i costruttori della vera umanità. Ma Gesù fa di più: anche la sofferenza ignara e innocente è resa da Lui salvezza per l’umanità. Ciò che per noi è male e inaccettabile, ma esiste, Gesù non lo butta via ma lo rende positivo attraverso la sua sofferenza e morte. Questo è il mistero di amore della croce!
La morte di Gesù è la partecipazione piena alla nostra vita e con la risurrezione diventa il vincitore della sofferenza e della morte e la fonte della vera vita che più non soffre e non muore.
Gesù ci aiuta a vivere profondamente la vita in tutte le situazioni facendone un dono di amore a Dio e ai fratelli.

La festa di Gesù Nazareno.
Si celebra in San Donato ed è legata alla devozione verso un’immagine di Gesù “ecce homo” che si trova esposta sull’altare della navata sinistra della chiesa. Riporto di seguito la tradizione che ho ricevuto dalla signora Vincenzina e che continuo a tramandare.
Si narra che una ragazza della famiglia Giustiniani nel lontano 1700 si recò a Roma in pellegrinaggio. Come ricordo della visita nella città eterna portò con sé un’immagine di Gesù coronato di spine (Ecce homo). Dopo un po’ di tempo, mentre lavorava a maglia, si punse una mano con uno dei grossi aghi. Subito non diede peso alla piccola ferita ma, passando il tempo, le diede sempre più fastidio fino a trasformarsi in una ferita infetta che rischiava di portare all’amputazione della mano.
La ragazza pregò con fervore l’immagine di Gesù Nazareno, ricordando anche la visita a Roma e il probabile incontro con il Vicario di Cristo, il sommo Pontefice.
Gesù esaudì la sua preghiera e la mano miracolosamente guarì.
Grata di così grande dono portò l’immagine al Rev. Parroco di San Donato raccontando il fatto e il prevosto accolse la sacra immagine e ne promosse la devozione. Tutti gli anni nella domenica di passione l’immagine viene esposta al pubblico, viene ricordato il fatto miracoloso e viene invitato tutto il popolo di Dio a ringraziare il Signore e prepararsi anche con questo segno a vivere con fede e devozione la settimana santa e la Pasqua.

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