Santa Messa prefestiva Sabato 3 Luglio 2021 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo
Sante Messe festive Domenica 4 Luglio 2021 alle ore 10,30 nella chiesa di San Matteo e alle ore 11 nella chiesa di San Donato
PREGHIERA
O Dio, che nell’umiliazione del tuo Figlio hai risollevato l’umanità della sua caduta, donaci una rinnovata gioia pasquale, perché, liberi dall’oppressione della colpa, partecipiamo alla felicità eterna.
LITURGIA DELLA PAROLA
PRIMA LETTURA
Questo brano ci presenta le difficoltà che incontra il Profeta nello svolgimento della sua missione. Sa che Dio lo manda ad un popolo sordo ai suoi richiami, ma ciò che è importante è la presenza del profeta in mezzo al popolo di Dio.
Dal libro del profeta Ezechiele
In quei giorni, uno spirito entrò in me, mi fece alzare in piedi e io ascoltai colui che mi parlava.
Mi disse: «Figlio dell’uomo, io ti mando ai figli d’Israele, a una razza di ribelli, che si sono rivoltati contro di me. Essi e i loro padri si sono sollevati contro di me fino ad oggi. Quelli ai quali ti mando sono figli testardi e dal cuore indurito. Tu dirai loro: “Dice il Signore Dio”.
Ascoltino o non ascoltino – dal momento che sono una genìa di ribelli –, sapranno almeno che un profeta si trova in mezzo a loro».
SALMO RESPONSORIALE
I nostri occhi sono rivolti al Signore.
A te alzo i miei occhi,
a te che siedi nei cieli.
Ecco, come gli occhi dei servi
alla mano dei loro padroni.
Come gli occhi di una schiava
alla mano della sua padrona,
così i nostri occhi al Signore nostro Dio,
finché abbia pietà di noi.
Pietà di noi, Signore, pietà di noi,
siamo già troppo sazi di disprezzo,
troppo sazi noi siamo dello scherno dei gaudenti,
del disprezzo dei superbi.
SECONDA LETTURA
San Paolo ci manifesta le sue difficoltà e anche le consolazioni che riceve dal Signore. La verità che ne consegue è molto difficile da assimilare: Gesù manifesta la sua opera attraverso la nostra debolezza.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza».
Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.
VANGELO
Gesù non è accolto nella sua città perché i suoi compaesani non riescono a superare la conoscenza umana e vedere il Lui un profeta mandato da Dio.
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù venne nella sua patria e i suoi discepoli lo seguirono.
Giunto il sabato, si mise a insegnare nella sinagoga. E molti, ascoltando, rimanevano stupiti e dicevano: «Da dove gli vengono queste cose? E che sapienza è quella che gli è stata data? E i prodigi come quelli compiuti dalle sue mani? Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle, non stanno qui da noi?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». E lì non poteva compiere nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi malati e li guarì. E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù percorreva i villaggi d’intorno, insegnando.
OMELIA
Nelle due domeniche precedenti, la Liturgia ci ha presentato Gesù uomo-Dio con la sua stanchezza e la sua attenzione verso gli altri da una parte e dall’altra con il suo essere creatore e salvatore che guarisce la malattia e la morte.
Oggi continua la catechesi su Gesù uomo-Dio. Come uomo è presentato nel suo paese, a Nazareth, dove è cresciuto e dove è conosciuto benissimo. Come Dio è presentato come Profeta.
Per la nostra vita possiamo fare questa riflessione:
Nel Battesimo siamo stati consacrati con unzione crismale sacerdoti, re e profeti.
Oggi siamo invitati a fare una riflessione sul nostro essere profeti.
Il profeta prima di tutto ascolta quello che dice il Signore.
Si ascolta leggendo e riflettendo sulla Parola di Dio e sull’insegnamento della Chiesa.
Si ascolta chiedendosi ogni giorno: oggi in che modo posso fare la volontà di Dio? In che modo concretizzo il comandamento dell’amore?
Secondariamente il profeta parla a nome di Dio.
Il cristiano è sacramento attraverso il quale Dio comunica con l’umanità.
Questo ci fa chiedere: il mio modo di esprimermi si fonda su questa consapevolezza e su questa responsabilità? Parlare a nome di Dio vuol dire parlare sempre di amore e di pace!
