Domenica 24 ottobre 2021. Domenica XXX del tempo ordinario.

Commemorazione dei caduti nella galleria delle grazie
79° anniversario 1942 – 2021

Santa Messa prefestiva Sabato 23 Ottobre 2021 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Sante Messa festive Domenica 24 Ottobre 2021 alle ore 10,30 nella chiesa di San Matteo, alle ore 11 nella chiesa di San Donato.

PREGHIERA

Dio onnipotente ed eterno, accresci in noi la fede, la speranza e la carità, e perché possiamo ottenere ciò che prometti, fa’ che amiamo ciò che comandi.

LITURGIA DELLA PAROLA

PRIMA LETTURA
Il profeta Geremia annuncia finalmente il termine della deportazione in Babilonia.
La liberazione è attribuita a Dio ed è descritta con termini di esultanza per invogliare gli esuli a ritornare in patria.
Ma il Profeta sa che chi si è sistemato bene non vuole abbandonare i suoi beni per andare nel suo paese che è distrutto e richiede tutta la ricostruzione.
Ritorneranno solo i poveri e coloro che non sono riusciti a fare fortuna. Il Signore promette che anche con questo resto porterà avanti le sue promesse di ricostruzione di Israele.

Dal libro del profeta Geremia
Così dice il Signore:
«Innalzate canti di gioia per Giacobbe,
esultate per la prima delle nazioni,
fate udire la vostra lode e dite:
“Il Signore ha salvato il suo popolo, il resto d’Israele”.
Ecco, li riconduco dalla terra del settentrione
e li raduno dalle estremità della terra;
fra loro sono il cieco e lo zoppo,
la donna incinta e la partoriente:
ritorneranno qui in gran folla.
Erano partiti nel pianto,
io li riporterò tra le consolazioni;
li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua
per una strada dritta in cui non inciamperanno,
perché io sono un padre per Israele,
Èfraim è il mio primogenito».

Salmo Responsoriale
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.

SECONDA LETTURA
Continua la lettera agli Ebrei.
In questo brano vengono presentate le caratteristiche che deve avere il sacerdote e si afferma che Gesù è il sommo sacerdote perché ha queste caratteristiche ed è chiamato da Dio.
L’ordine di Melchisedek: è un personaggio misterioso,chiamato “sacerdote del Dio altissimo” che incontra Abramo che ritorna dalla vittoria sui nemici e gli offre in dono per un sacrificio pane e vino. Gesù offre se stesso al Padre rinnovando il suo sacrificio nel segno del pane e del vino (L’Eucarestia).

Dalla lettera agli Ebrei
Ogni sommo sacerdote è scelto fra gli uomini e per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati.
Egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anche lui rivestito di debolezza. A causa di questa egli deve offrire sacrifici per i peccati anche per se stesso, come fa per il popolo.
Nessuno attribuisce a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne. Nello stesso modo Cristo non attribuì a se stesso la gloria di sommo sacerdote, ma colui che gli disse: «Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato», gliela conferì come è detto in un altro passo: «Tu sei sacerdote per sempre, secondo l’ordine di Melchìsedek».

VANGELO
Il miracolo della guarigione del cieco Bartimeo è l’invito che ci fa l’evangelista Marco ad aprire gli occhi e fidarci di Gesù che ci guida sulla strada della vera vita che passa attraverso la croce.

Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me! ».
Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

OMELIA
Celebriamo la commemorazione dei Caduti nella galleria delle Grazie il 23 Ottobre 1942.
Vuol dire pregare per tutti i morti a causa di guerre.
E’ una preghiera che abbraccia tutti perché non è un giudizio storico ma è un atto di amore e di misericordia per chi ha perso la vita a causa della violenza umana.

Commemorare i Caduti vuol dire anche pregare per la pace. E’ un atto di amore verso l’umanità perché si invoca da Dio la saggezza di vivere, il rispetto e la giustizia per ogni persona a qualsiasi razza o nazione appartenga.
Pregare per la pace vuol dire essere persone di pace, che costruiscono rapporti pacifici verso tutti usando soprattutto tanta misericordia.

Commemorare i Caduti vuol dire anche ravvivare in noi ciò che i nostri padri ci hanno lasciato.
Ovviamente qui in chiesa non facciamo un discorso storico,culturale o politico, ma una riflessione di fede.
I nostri padri ci hanno lasciato la fede cattolica.
Per ravvivarla bisogna partire con la partecipazione costante alla Santa Messa domenicale ove l’incontro con la comunità ravviva la vita personale e sociale di Chiesa, indispensabile per essere cattolici.
Quando si abbandona la Messa si cade nell’individualismo che porta al raffreddamento della fede.
Si mantengono alcuni segni (Battesimi, prime Comunione, matrimoni, funerali) che diventano sempre più,per chi non frequenta, segni magici (che cioè portano bene) perché staccati dal loro senso profondo di Chiesa.

Per ravvivare la fede cattolica bisogna riprendere la pratica della Messa domenicale.

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