Domenica 27 Marzo 2022. Quarta Domenica di Quaresima.

Il ritorno del figliol prodigo, Barbieri Giovan Francesco detto Guercino (Cento 1591 – Bologna 1666)

Santa Messa prefestiva SABATO 26 MARZO 2022 alle ore 18 nella Chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive DOMENICA 27 MARZO 2022 alle ore 10,30 nella Chiesa di San Matteo e alle ore 11 nella Chiesa di San Donato.

PREGHIERA
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina.

LITURGIA DELLA PAROLA

PRIMA LETTURA
La promessa di Dio ad Abramo si realizza con la liberazione dalla schiavitù d’Egitto e il raggiungimento della terra promessa.
Come Israele raggiunge la terra promessa avvengono due fatti:
la celebrazione della Pasqua: è il perpetuare la liberazione e la fedeltà di Dio.
Mangiando i frutti della terra cessa la manna: terminato il passaggio (Esodo) inizia la normalità della vita dove l’uomo ha tutte le capacità per badare a se stesso.
La fede è rimanere fedeli alla forza che Dio mette nel cuore, non pretendere che Dio si sostituisca a noi.
La manna è segno dell’Eucarestia che terminerà quando vedremo Dio faccia a faccia.
I sacramenti sono per la vita di questa terra non per l’eternità.

Dal libro di Giosuè
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».

Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.

Salmo Responsoriale
Gustate e vedete com’è buono il Signore.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

SECONDA LETTURA
Gesù è la nostra terra promessa e il raggiungerlo è il ricercarlo continuamente. Gesù è il dono che ci riconcilia con Dio. Gli apostoli sono gli annunciatori di questa riconciliazione che siamo invitati ad accogliere per vivere in modo giusto (giustizia).

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.

VANGELO
Di fronte a Gesù c’è chi ascolta e chi mormora.
Gesù è venuto a portarci l’amore, il perdono che non ha confini e non ha categorie.
La sua sorgente è Dio stesso e noi siamo invitati ad accogliere questo annuncio di gioia (Vangelo) realizzandolo nella nostra vita verso Dio, verso noi stessi e verso tutto il prossimo. E’ la vera liberazione, è la vera terra promessa perché è il modo giusto di vivere la nostra vita.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.

Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».

OMELIA
La precarietà della vita ci richiama la necessità di una vita sicura: una umanità nuova finalmente riconciliata con Dio.
Questo avviene, come figura, nel popolo di Israele che arriva nella terra promessa e celebra la Pasqua. (prima lettura)
Avviene nella realtà con Gesù che celebra la nuova Pasqua con la sua risurrezione. E’ iniziata la nuova umanità che noi siamo chiamati a vivere e testimoniare. (seconda lettura)
Ritroviamo tutto questo nella parabola del Figlio prodigo o del Padre misericordioso. Il figlio ritornato alla casa del Padre è “ritrovato” e quello che è in casa è invitato ad “accorgersi che ha tutto” perché ha il Padre e il fratello ritrovato.
Come possiamo vivere nel concreto della nostra vita quotidiana questo messaggio della Parola di Dio?
Noi siamo umanità nuova quando siamo misericordiosi!
La misericordia è Dio.
Essere misericordiosi vuol dire vivere la presenza dello Spirito di Dio nel nostro cuore, vuol dire vivere insieme con Lui le piccole vicende della nostra vita che ci sembrano “piccole” ma in realtà sono tutte “importanti” perché formano i mattoni con i quali costruiamo la nostra quotidianità. Se queste vicende si vivono con spirito di fede e di amore diventano piccoli pesi che si portano meglio perché ci rendiamo conto di non essere da soli a portarli.
Essere misericordiosi vuol dire anche che la misericordia di Dio tocca noi ma tocca anche gli altri che diventano per questo nostri fratelli.
Il rapporto con loro deve tenere conto di questa realtà di fede: siamo tutti toccati dalla misericordia di Dio. Non siamo noi a misurare questo intervento perché è sempre totale da parte di Dio per tutti.
Perché si va sempre a finire su questi due argomenti che in sostanza è il duplice comandamento dell’amore?
Perché è la nostra aspirazione ma è anche la strada più bella e più difficile della vita.
Accettiamo che ci vengano ricordati per spronarci nel nostro cammino di fede e di quaresima.

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