Santa Messa prefestiva Sabato 24 Settembre 2022 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive domenica 25 Settembre 2022 alle ore 10,30 nella chiesa di San Matteo e alle ore 11 nella chiesa di San Donato.
PREGHIERA
O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua a effondere su di noi la tua grazia, perché, camminando verso i beni da te promessi, diventiamo partecipi della felicità eterna.
LITURGIA DELLA PAROLA
PRIMA LETTURA
Il profeta Amos si scaglia contro gli egoisti che posseggono molti beni e pongono la loro sicurezza di vita nelle ricchezze e il loro scopo di vivere esclusivamente nel divertimento: saranno i primi ad essere presi prigionieri e portati in esilio a Babilonia.
Questo breve brano vuole insegnarci che mettere Dio al primo posto nella nostra vita ci dà il vero senso di vivere e ci fa usare i beni materiali con giustizia e carità.
Dal libro del profeta Amos
Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.
SALMO RESPONSORIALE
Loda il Signore, anima mia.
Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.
SECONDA LETTURA
Gli insegnamenti che San Paolo dà al suo discepolo Timoteo riguardano prima di tutto i pastori di anime, vescovi e sacerdoti, ma anche tutti i cristiani perché è compito di ogni credente rendere testimonianza di Gesù in ogni ambiente di vita e in ogni situazione. Quindi questi insegnamenti dettano le regole per ogni rapporto cristiano con il prossimo.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.
VANGELO
E’ la famosa parabola del ricco epulone (persona ricca, egoista e mangione).
Ci insegna la giustizia, la generosità e soprattutto a saper vedere i segni che Dio ci ha lasciato della sua presenza in mezzo a noi. Il segno fondamentale è l’uomo Gesù che noi crediamo figlio di Dio incarnato, morto e risorto che si è lasciato nella sua Chiesa.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finis-simo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Laz-zaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gri-dando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a in-tingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché sof-fro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non pos-sono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, per-ché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si converti-ranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non sa-ranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
OMELIA
Gli insegnamenti della parabola del ricco epulone:
la pari dignità delle persone
l’uso delle ricchezze tenendo conto della giustizia sociale e della generosità di cuore.
Il fatto che ognuno deve rendere conto a Dio dell’uso della sua vita (giudizio particolare). Il giudizio che ne scaturisce è inappellabile e definitivo.
La lontananza da Dio è la pena più grave che possiamo immaginare (inferno) perché è la privazione del bene sommo al quale il nostro cuore tende per tutta la vita.
Per conoscere la strada giusta e raggiungere il vero bene Dio ci ha dato l’intelligenza e ci ha rivelato la sua Parola. Non occorrono segni particolari e straordinari.
Oggi la nostra comunità festeggia i Santi Cosma e Damiano.
La Chiesa ci propone i Santi come modelli di vita e come intercessori presso Dio.
I Santi Cosma e Damiano ci insegnano ad essere persone che esercitano la loro professione con spirito di servizio e con gratuità.
Siamo invitati a invocare i santi non perché si sostituiscano a noi ma perché ci aiutino nel nostro impegno e arrivino dove noi non possiamo arrivare.
I SANTI COSMA E DAMIANO
Le fonti pervenuteci non sono pienamente concordanti tra loro, pur avendo molti aspetti comuni.
Tutte fanno riferimento a “fratelli, gemelli e medici”. Questi erano in grado di operare prodigiose “guarigioni” e “miracoli” e la loro azione era completamente gratuita nei confronti di tutti, da qui l’appellativo “Anàrgiri” (dal greco anargyroi, senza denaro). Con questo termine si designavano nella Chiesa greca i santi che esercitavano la medicina senza alcuna retribuzione.
I due erano gemelli originari dell’Arabia, appartenenti ad una ricca famiglia. Il padre si convertì al Cristianesimo dopo la loro nascita, ma morì durante una persecuzione in Cilicia; mentre la madre, Teodota (o Teodora), da più tempo cristiana, si occupò della loro prima educazione.
Dopo aver appreso l’arte medica nella provincia romana di Siria, praticarono la loro professione nella città portuale di Ægea, in Cilicia, sul golfo di Alessandretta.
Prestavano la loro opera con assoluto disinteresse, senza mai chiedere retribuzione alcuna, né in denaro, né di altro genere, sia dai ricchi e sia dai poveri.
Secondo la passio, tuttavia, in una sola occasione era stata elargita ai santi una ricompensa, di tre uova nelle mani del fratello minore Damiano, da parte di una contadina, Palladia, miracolosamente guarita dall’emorroissa. Cosma era rimasto tanto deluso e mortificato per quel gesto da esprimere la volontà che le sue spoglie fossero deposte, dopo la morte, lontane da quelle del fratello.
Durante le persecuzioni dei cristiani promosse da Diocleziano (284 – 305) furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia.
Cosma e Damiano vennero decapitati, assieme ai loro fratelli più giovani (o discepoli), Antimo, Leonzio ed Euprepio, nella città di Cirro, nei pressi di Antiochia .
Dopo il loro martirio coloro che avevano assistito al macabro spettacolo vollero dare degna sepoltura a coloro che tanto bene avevano elargito in vita, cercando anche di rispettare la volontà di Cosma circa la separata sepoltura: ciò fu loro impedito da un cammello che, secondo la leggenda, prese voce dicendo che Damiano aveva accettato quella ricompensa solo perché mosso da spirito di carità, onde evitare che quella povera donna potesse sentirsi umiliata dal rifiuto. I presenti diedero dunque sepoltura ai loro corpi deponendoli l’uno a fianco dell’altro.
Il culto dei santi Cosma e Damiano, invocati come potenti taumaturghi, iniziò subito dopo loro la morte. Il vescovo di Cirro, Teodoreto, parla già della divisione delle loro reliquie, inviate alle numerose chiese già sorte in loro onore (a Gerusalemme, in Egitto, in Mesopotamia); l’imperatore Giustiniano I e il patriarca Proclo dedicarono ai santi una basilica di Costantinopoli che divenne meta di numerosi pellegrinaggi; anche a Roma papa Felice IV (526 – 530) edificò, una basilica a loro intitolata e ne favorì il culto in opposizione a quello per i pagani Castore e Polluce.
A Genova
La chiesa è situata a metà tra le due parti più antiche della città, ossia alle pendici occidentali della collina del “castello dei genuati” ed ai limiti orientali del castrum romano.
Sembra che già nei secoli VII ed VIII in quest’area sorgesse un oratorio dedicato ai due fratelli medici (Cosma e Damiano) martirizzati in Cilicia nel 287.
Il primo documento che comprova l’esistenza della chiesa reca come data il 21 aprile 1049 che è probabilmente l’anno della sua costruzione.
Preghiera da recitare ai Santi medici Cosma e Damiano
PER LA GUARIGIONE DI UN AMMALATO
O gloriosi santi Medici Cosmo e Damiano, con umiltà e confidenza di figli devoti, ci prostriamo fiduciosi innanzi alle vostre immagini per implorare il vostro potente patrocinio. La pietà, che sempre avete usato verso i sofferenti, ci anima a raccomandarvi caldamente il nostro infermo… Ridonategli la salute. Una sola vostra parola può recargli sollievo e può ottenergli dal Signore la sospirata grazia. Accogliete, benevoli, le nostre suppliche ed esauditeci. Gloria al Padre…
O coraggiosi Martiri, conoscendo noi i singolari carismi, di cui vi arricchì il buon Gesù per il bene spirituale e temporale dei vostri fratelli, nutriamo piena fiducia di ottenere, per vostro mezzo, la grazia che vi domandiamo. Il Divino Redentore, che attraversò la Palestina beneficando tutti e sanando gli infermi, non potrà certo rigettare i nostri gemiti, se le nostre preghiere saranno avvalorate dalla vostra intercessione. Supplicate il Signore per l’ammalato che a voi raccomandiamo, e mostrate ancora una volta che siete i generosi benefattori dell’umanità sofferente. Gloria al Padre…
O potenti Santi, il vostro cuore, sempre infiammato di quel sacro fuoco che il Redentore venne a portare sulla terra per la salvezza dell’umanità, non rimandò mai privo di consolazione chi a voi ricorse con fede nelle tribolazioni della vita. Saremo forse noi soli esclusi dai vostri benefici? È vero, non ne siamo meritevoli. Ma, poiché è grande il vostro potere presso Dio, siamo sicuri che non resteremo delusi nelle nostre speranze. Benedite, dunque, il nostro infermo, come un giorno Gesù benedisse gli infelici che ne imploravano il soccorso, e, con la salute dello spirito, ridonategli presto quella del corpo. Sarà questa un’altra prova della vostra inesauribile carità, un altro titolo per la nostra profonda e sincera gratitudine. Gloria al Padre…