Santa Messa prefestiva Sabato 1 Ottobre 2022 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive domenica 2 Ottobre 2022 alle ore 10,30 nella chiesa di San Matteo e alle ore 11 nella chiesa di San Donato.
PREGHIERA
O Dio, fonte di ogni bene, che esaudisci le preghiere del tuo popolo al di là di ogni desiderio e di ogni merito, effondi su di noi la tua misericordia: perdona ciò che la coscienza teme e aggiungi ciò che la preghiera non osa sperare.
PRIMA LETTURA
Il profeta Abacuc si trova in un momenti difficilissimo del storia di Israele: sta per essere invasa da Nabucodonosor, e il tempio sta per essere distrutto.
Il popolo si rivolge a Dio e chiede il perché del suo silenzio.
Il profeta dà una risposta difficile: Nonostante tutti gli avvenimenti occorre mantenere salda la fede in Dio perché Dio è fedele.
Dal libro del profeta Abacuc
Fino a quando, Signore, implorerò aiuto
e non ascolti,
a te alzerò il grido: «Violenza!»
e non salvi?
Perché mi fai vedere l’iniquità
e resti spettatore dell’oppressione?
Ho davanti a me rapina e violenza
e ci sono liti e si muovono contese.
Il Signore rispose e mi disse:
«Scrivi la visione
e incidila bene sulle tavolette,
perché la si legga speditamente.
È una visione che attesta un termine,
parla di una scadenza e non mentisce;
se indugia, attendila,
perché certo verrà e non tarderà.
Ecco, soccombe colui che non ha l’animo retto,
mentre il giusto vivrà per la sua fede».
Salmo Responsoriale
Ascoltate oggi la voce del Signore.
Venite, cantiamo al Signore,
acclamiamo la roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie,
a lui acclamiamo con canti di gioia.
Entrate: prostràti, adoriamo,
in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti.
È lui il nostro Dio
e noi il popolo del suo pascolo,
il gregge che egli conduce.
Se ascoltaste oggi la sua voce!
«Non indurite il cuore come a Merìba,
come nel giorno di Massa nel deserto,
dove mi tentarono i vostri padri:
mi misero alla prova
pur avendo visto le mie opere».
SECONDA LETTURA
San Paolo è in prigione a Roma e scrive con il cuore al suo discepolo Timoteo:
gli ricorda che è stato ordinato sacerdote con il segno dell’imposizione delle mani; e lo esorta ad essere forte, a non vergognarsi della fede e di lui che è in prigione; in ultimo lo esorta a rafforzare la fede e il dono del sacerdozio con l’aiuto dello Spirito Santo.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo.
Figlio mio, ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza.
Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.
Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.
VANGELO
Il brano inizia con una preghiera che i discepoli rivolgono a Gesù: aumenta la nostra fede!
Gesù risponde invitando ad aver fede e la prima espressione della fede è fare il proprio dovere.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
OMELIA
La Parola di Dio di questa domenica ci aiuta a rispondere ad una delle domande che ci facciamo più spesso: perché devo essere buono? Perché devo essere onesto? Perché devo aiutare gli altri?
Per rispondere a questa domanda ci aiuta anche l’architettura delle nostre chiese: per passare dalla chiesa al presbiterio normalmente ci sono tre gradini da salire. Questo simboleggia il cammino che ogni cristiano è chiamato a percorrere per raggiungere l’ideale che Gesù ci propone: siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.
Il primo gradino ci è spiegato dalla prima lettura: io devo fare il bene per meritare il premio e fuggire il castigo.
E’ la motivazione che tante volte si insegna ai bambini perché imparino a fare ciò che è buono e ad evitare il male. E’ il premio per il bene e la paura del castigo.
Ma il Signore Gesù ci invita a salire il secondo gradino. Il brano del vangelo si conclude con queste parole:”siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.
Bisogna fare il bene perché è bene, perché è il nostro dovere umano, civile, cristiano. Il bene ci viene insegnato dalle leggi sia umane ( che vanno sempre perfezionate) sia divina (che va sempre attualizzata dalle esigenze dell’evoluzione della civiltà).
Per avvicinarsi sempre più all’ideale proposto da Gesù che nella chiesa è rappresentato dall’altare occorre salire il terzo gradino. L’apostolo Paolo così scrive a Timoteo (II lettura) “prendi a modello gli insegnamenti che sono in Cristo Gesù con fede e amore”. Il terzo gradino ci insegna che dobbiamo fare il bene per amore, cioè prendere coscienza di essere amati da Dio e contraccambiare questo amore con quello verso il prossimo. Questo amore ha come misura “il non avere misura” perché l’esempio di Gesù sull’altare della croce è l’amore smisurato, senza limiti e condizioni.
E’ l’amore misericordioso di Dio che deve diventare la misura smisurata del nostro comportamento.
Guardando i tre gradini che collegano la chiesa con il presbiterio ravviviamo in noi la volontà e l’impegno di percorrere la strada della vita come ci è proposta dal Signore Gesù.
