PREGHIERA
Ci preceda e ci accompagni sempre la tua grazia, Signore, perché, sorretti dal tuo paterno aiuto, non ci stanchiamo mai di operare il bene.
PRIMA LETTURA
Naaman, colpito dalla lebbra, dà retta alla sua schiava ebrea e si reca dal profeta Eliseo per essere guarito. E’ sottoposto a parecchie umiliazioni:
deve rivolgersi ad uno straniero
non è sottoposto ad alcuna terapia
deve solo bagnarsi sette volte nel Giordano
Ottenuta la guarigione non riesce a pagare il suo guaritore
Alla fine capisce che la sua salvezza viene gratuitamente da Dio
si converte e fa la sua professione di fede.
Dal secondo libro dei Re
In quei giorni, Naamàn [, il comandante dell’esercito del re di Aram,] scese e si immerse nel Giordano sette volte, secondo la parola di Elisèo, uomo di Dio, e il suo corpo ridivenne come il corpo di un ragazzo; egli era purificato [dalla sua lebbra].
Tornò con tutto il seguito da [Elisèo,] l’uomo di Dio; entrò e stette da-vanti a lui dicendo: «Ecco, ora so che non c’è Dio su tutta la terra se non in Israele. Adesso accetta un dono dal tuo servo». Quello disse: «Per la vita del Signore, alla cui presenza io sto, non lo prenderò». L’altro insisteva perché accettasse, ma egli rifiutò.
Allora Naamàn disse: «Se è no, sia permesso almeno al tuo servo di caricare qui tanta terra quanta ne porta una coppia di muli, perché il tuo servo non intende compiere più un olocausto o un sacrificio ad altri dèi, ma solo al Signore».
Salmo Responsoriale
Il Signore ha rivelato ai popoli la sua giustizia.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!
SECONDA LETTURA
Breve ma intenso brano:
Sempre San Paolo che si rivolge al suo discepolo Timoteo:
L’uomo Gesù è il figlio di Dio perché è risorto
è l’oggetto del Vangelo che annuncia Paolo e per il quale è in prigione
L’annuncio (la parola di Dio) è più forte delle catene
e porta la certezza della salvezza eterna: la vita eterna.
Conclusione: dobbiamo rimanere fedeli a Gesù, perché Lui è fedele a se stesso e a noi.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timoteo
Figlio mio,
ricòrdati di Gesù Cristo,
risorto dai morti,
discendente di Davide,
come io annuncio nel mio vangelo,
per il quale soffro
fino a portare le catene come un malfattore.
Ma la parola di Dio non è incatenata! Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna.
Questa parola è degna di fede:
Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;
se perseveriamo, con lui anche regneremo;
se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;
se siamo infedeli, lui rimane fedele,
perché non può rinnegare se stesso.
VANGELO
L’episodio della guarigione dei dieci lebbrosi vuole insegnarci che i doni che noi riceviamo da Dio sono sempre e totalmente gratuiti.
Gesù vuole che noi entriamo nel suo modo di pensare che è un circuito di amore:
Dio nostro Padre ci ama in Gesù e noi riconosciamo la gratuità di questo amore e lo contraccambiamo con il nostro amore verso Lui che si concretizza nel prossimo.
La fede cristiana si sintetizza in due parole: DONO GRATUITO.
Dal vangelo secondo Luca
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran vo-ce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».
OMELIA
La riflessione che ci fa fare la Parola di Dio di questa domenica bisogna inquadrarla nel cammino di Gesù verso Gerusalemme.
Per l’evangelista Luca è l’argomento portante del suo vangelo.
Gesù sta andando verso Gerusalemme per compiere il progetto d’amore del Padre.
Noi discepoli che cosa dobbiamo fare per andare con Lui in questo cammino?
L’episodio della guarigione dei dieci lebbrosi non vuole mettere in risalto l’aspetto taumaturgico di Gesù, ma la riconoscenza del samaritano guarito che è l’unico dei dieci che incontra Gesù.
Per andare con Gesù dobbiamo incontrarci con Lui!
Che cosa vuol dire incontrarci con Gesù?
Ci aiuta a rispondere la prima lettura: Naaman per arrivare ad incontrarsi con Dio e fare la professione di fede deve rinunciare a quello che pensava di dover fare:
prima pensava di andare dal re invece viene mandato da un veggente, Eliseo, che non lo incontra ma gli manda a dire di bagnarsi sette volte nel Giordano, Naaman pensava di dover fare azioni particolarmente impegnative, per questo vuole andarsene ma convinto dai suoi si bagna nel Giordano e guarisce. Allora pensa di dover ringraziare il profeta con doni importanti ma Eliseo rifiuta i doni. Allora Naaman capisce che l’artefice della sua guarigione è Dio e rivolge a Lui il suo amore.
Per incontrarci con Gesù dobbiamo lasciare i nostri schemi e assimilare i suoi.
Questo avviene in ogni rapporto di amore, di amicizia: gli amici condividono gli schemi di vita l’uno dell’altro.
Lo schema di vita di Gesù è il cammino verso Gerusalemme, cioè quello che diciamo nel Padre nostro: ”sia fatta la tua volontà”
La volontà del Padre è imparare la gratuità e l’incontro fraterno con il prossimo.
Per fare questo occorre lasciare che l’altro entri nel nostro cuore.
SAN DONATO D’AREZZO
Originario di Nicomedia, ancora fanciullo Donato si trasferì a Roma con la famiglia, e qui fu educato dal prete Pimenio e fatto chierico. Caduti vittime delle persecuzioni romane di Giuliano l’Apostata i suoi devoti genitori e Pimenio, Donato fuggì ad Arezzo e fu accolto dal monaco Ilariano. Con lui operò tra il popolo conversioni e prodigi: resuscitò una donna di nome Eufrosina; donò la vista ad una povera cieca di nome Siriana; liberò dal demonio Asterio, figlio del prefetto. Ordinato prima diacono e quindi sacerdote dal vescovo Satiro, Donato proseguì la sua opera con predicazioni in città e nelle campagne circostanti. Alla morte di Satiro venne scelto a succedergli e quindi ordinato vescovo da papa Giulio I, prodigandosi nel suo mandato pastorale assieme al diacono Antimo. Del suo periodo episcopale la leggenda tramanda un crescendo di interventi prodigiosi che avrebbero indotto le autorità ad accusarlo della pratica di arti magiche. Il prefetto di Arezzo, Quadraziano, lo avrebbe quindi fatto arrestare e decapitare il 7 agosto 362. Protettore di Arezzo, Donato è celebratissimo in città, che nella cattedrale custodisce il suo corpo in una ricca arca marmorea con decine di formelle narranti la vita e i suoi miracoli, alla quale hanno lavorato artisti insigni. Della vita di San Donato si ha conoscenza da un’antica ‘Passio’ scritta da Severino, suo successore sulla cattedra vescovile di Arezzo. Il documento porta in sé notizie certe ma anche altre che nel tempo sono state confutate dagli stessi agiografi. Ad esempio è spesso posta in dubbio la stessa qualifica di martire, poiché in molti antichi documenti egli è menzionato solo con gli appellativi di ‘episcopi et confessoris’.
