Domenica 20 agosto 2023. Domenica XX del Tempo Ordinario.

Le SS. Messe di sabato in San Matteo e di domenica in San Donato non saranno celebrate.

PREGHIERA
O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano, infondi in noi la dolcezza del tuo amore, perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa, otteniamo i beni da te promessi, che superano ogni desiderio.

PRIMA LETTURA
Dal libro del profeta Isaia
Così dice il Signore:
«Osservate il diritto e praticate la giustizia,
perché la mia salvezza sta per venire,
la mia giustizia sta per rivelarsi.
Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo
e per amare il nome del Signore,
e per essere suoi servi,
quanti si guardano dal profanare il sabato
e restano fermi nella mia alleanza,
li condurrò sul mio monte santo
e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera.
I loro olocausti e i loro sacrifici
saranno graditi sul mio altare,
perché la mia casa si chiamerà
casa di preghiera per tutti i popoli».

Salmo Responsoriale
Popoli tutti, lodate il Signore.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra.

SECONDA LETTURA
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, a voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. Se infatti il loro essere rifiu-tati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
Infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!
Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, per-ché anch’essi ottengano misericordia.
Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!

VANGELO
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, partito di là, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

RIFLESSIONE
Dio è di tutti
Nella concezione dell’Antico Testamento l’umanità si divideva in due blocchi: da una parte Israele, popolo di Dio, al quale appartenevano l’elezione, l’alleanza, le promesse divine; dall’altra le nazioni. La distinzione non era soltanto razziale o politica, ma prima di tutto religiosa: le nazioni erano infatti, ad un tempo, coloro che «non conoscono Iahvè» (= pagani) e coloro che non partecipano alla vita del suo popolo (= stranieri). La dialettica tra Israele e le nazioni ritma tutto lo svolgimento della storia della salvezza, ed ha un movimento pendolare che oscilla costantemente fra particolarismo esclusivistico e universalismo.

Dio vuole salvare tutti…
Ma Israele, scelto e separato di mezzo alle nazioni, si inserisce nel progetto universale di Dio che mira a salvare tutta l’umanità.
Tale visione di una salvezza a respiro universale è abbondantemente presente nell’Antico Testamento, specialmente in Isaia. Il Primo-Isaia aveva già previsto il raduno di tutte le nazioni in una Gerusalemme spirituale, innalzata e svincolata da ogni localizzazione. La sua pietra di fondazione non sarà più Sion, ma la persona stessa del Messia. Solo la fede concederà la cittadinanza di questa città (Is 4,26; 26,1.6; 28,5-6.16-17).
La prima lettura allarga queste prospettive, e il tempio, centro e cuore del giudaismo, diventerà «casa di preghiera per tutti i popoli». Dio non riunirà soltanto i dispersi di Israele, ma moltissimi altri uomini con loro.

… in Cristo Gesù
Gesù inaugura gli ultimi tempi (Mc 1,15). Ci si aspetterebbe che egli spalancasse subito le porte ad un universalismo senza limiti, ed invece le sue parole e i suoi atteggiamenti sono contrastanti: non esce dai confini della Palestina per predicare e per compiere miracoli: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele»; «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini» (vangelo). Agli apostoli che invia in missione raccomanda: «Non andate fra i pagani» (Mt 10,5).
Accanto a questi atteggiamenti quasi «particolaristici» di Gesù c’è anche tutta un’altra serie di testi che esprimono la sua ammirazione per gli stranieri che credono in lui: il centurione di Cafarnao (Mt 8,10), il lebbroso samaritano (Lc 17) e la Cananea di cui parla il vangelo di oggi; sono come le primizie di una numerosa moltitudine di stranieri dei quali predice l’accesso alla fede e alle promesse, dopo che si sarà scontrato con la incredulità del popolo eletto.

Salvezza senza privilegi
La Chiesa dei primi tempi ha trovato molta difficoltà ad interpretare fedelmente il progetto universalistico di Gesù e più di una volta si sono verificati nel suo seno tentativi «particolaristici» ed «esclusivisti», come la pretesa di alcuni di voler imporre indiscriminatamente ai neoconvertiti la legge e le tradizioni ebraiche. La Chiesa allora si è liberata dalle tentazioni particolaristiche, ma la ricerca del particolarismo e del «privilegio» è una tentazione permanente e ricorrente nella storia della Chiesa, specialmente nella sua attività missionaria.
Più di una volta, lo slancio universalistico si è attutito e spento, nella pretesa di volere sovrapporre o sostituire con la fede cristiana anche la cultura, le tradizioni, la storia originale e piena di ricchezza di popoli e di nazioni di grande e antica civiltà, confondendo cattolicità con Romanità ed Occidente, e pensando che l’unità esigesse per forza l’uniformità e l’uguaglianza nel governo, nelle strutture, nella liturgia, nella riflessione teologica…
Per manifestare la cattolicità della Chiesa non basta affermare che essa è aperta a tutti i popoli. Non è sufficiente neppure dire che essa può adattarsi a tutte le culture, in quanto non è legata a nessuna cultura in particolare. Bisogna che essa esprima, manifesti con i fatti e con i gesti, che tutti gli uomini e tutti i popoli si sentono a casa loro nella Chiesa.
L’universalismo del vangelo sembra molto lontano dal «marcare» i nostri rapporti con gli altri. Le barriere della razza, del colore della pelle, della ricchezza, della cultura, della religione… sono presenti nel mondo cristiano in maniera troppo massiccia e «scandalosa», per poter dire che la parola del vangelo è stata veramente accolta da noi… Ad esempio, esiste tuttora una certa intolleranza, un certo spirito di contraddizione che talvolta distingue i cristiani impegnati su diversi fronti, un certo modo di concepire e presentare la presenza della Chiesa nel mondo, nel definire la sua missione, la sua «politica», la sua fedeltà al Vangelo

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