Santa Messa prefestiva Sabato 23 Settembre 2023 nella chiesa di San Matteo alle ore 18.
Sante Messe festive Domenica 24 Settembre 2023 ore 10,30 nella chiesa di San Matteo ore 11 nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano.
PREGHIERA
O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa’ che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna.
PRIMA LETTURA
Il profeta Isaia presenta caratteristiche di Dio che sembrano incompatibili tra loro ma che appartengono al Dio di Israele: il Dio nell’alto dei cieli e il Dio che si è mescolato con un popolo tanto da farlo “suo popolo” e che in Gesù si è fatto uomo.
Dal libro del profeta Isaia
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.
Salmo Responsoriale
Il Signore è vicino a chi lo invoca.
Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.
SECONDA LETTURA
In questo brano San Paolo ci fa conoscere un dilemma del suo animo: da una parte vorrebbe morire per andare con Gesù, dall’altra vorrebbe rimanere con i suoi cristiani per continuare l’opera di evangelizzazione: si affida alla volontà di Dio.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési.
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.
VANGELO
La parabola dei lavoratori presi a giornata ci fa scoprire la generosità e la bontà del Padre che diventa esempio per il discepolo di Gesù.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».
OMELIA
L’insegnamento della Parola di Dio di questa settimana è un invito a ringraziare Dio nostro Padre per ciò che abbiamo e a imitarlo in modo che il nostro comportamento si configuri sempre più al suo.
La prima lettura ci insegna che tra il comportamento di Dio e il nostro c’è un abisso e non possiamo pretendere che Dio si comporti come noi.
Il Vangelo ci propone la parabole degli operai chiamati a lavorare in varie ore del giorno e che ricevono tutti la stessa ricompensa.
Questa parabola è riportata solo da Matteo e affronta un problema molto vivo nella prima comunità giudeo cristiana: la parità di trattamento da parte di Dio dei cristiani provenienti dal giudaismo e di quelli provenienti dal paganesimo. Gli ebrei pensavano di essere l’unico popolo amato da Dio perché erano gli unici che avevano risposto alla sua chiamata, quindi si ritenevano superiori ai pagani. Coloro che diventavano cristiani erano ritenuti tutti uguali fossero giudei o pagani. Questo era un grande problema,
Oggi come possiamo interpretare questa parabola in modo che sia di insegnamento alla vita cristiana?
Prima di tutto rinnoviamo il nostro ringraziamento a Dio che ci invita a scoprire in ogni ora della giornata il dono della sua chiamata.
Secondariamente rinnoviamo il nostro impegno a camminare nella via dell’amore che è la via che percorre Dio e che ci ha insegnato con Gesù suo Figlio.
L’umanità ha sete di misericordia! Misericordia divina e misericordia umana e l’unico modo per placare questa sete è la testimonianza di persone di misericordia.
Ecco la strada che non dobbiamo mai stancarci di percorrere.
Per noi la parola CHIAMATA – VOCAZIONE è fondamentale:
Noi siamo CHIAMATI!
Che cosa vuol dire essere chiamati?
Siamo frutto di DONO
non ci apparteniamo totalmente (siamo creature)
nell’ambito della libertà ci è richiesta una risposta libera e quindi responsabile
essere chiamati vuol dire che SENTIAMO questa VOCE che ci chiama
sentire: disposizioni interiori, educazione, circostanze esterne e interiori…
questo SENTIRE è la garanzia che siamo nel giusto
ovviamente dipende da noi mantenere e far fruttificare la chiamata o zittirla
questa voce che sentiamo è la CHIESA che ci parla
nel MAGISTERO – Parola di Dio
nella LITURGIA – Preghiera
nei SACRAMENTI – santificazione del tempo
il CHIAMATO RINGRAZIA: eucarestia – carità.
I SANTI COSMA E DAMIANO
Le fonti pervenuteci non sono pienamente concordanti tra loro, pur avendo molti aspetti comuni.
Tutte fanno riferimento a “fratelli, gemelli e medici”. Questi erano in grado di operare prodigiose “guarigioni” e “miracoli” e la loro azione era completamente gratuita nei confronti di tutti, da qui l’appellativo “Anàrgiri” (dal greco anargyroi, senza denaro). Con questo termine si designavano nella Chiesa greca i santi che esercitavano la medicina senza alcuna retribuzione.
I due erano gemelli originari dell’Arabia, appartenenti ad una ricca famiglia. Il padre si convertì al Cristianesimo dopo la loro nascita, ma morì durante una persecuzione in Cilicia; mentre la madre, Teodota (o Teodora), da più tempo cristiana, si occupò della loro prima educazione.
Dopo aver appreso l’arte medica nella provincia romana di Siria, praticarono la loro professione nella città portuale di Ægea, in Cilicia, sul golfo di Alessandretta.
Prestavano la loro opera con assoluto disinteresse, senza mai chiedere retribuzione alcuna, né in denaro, né di altro genere, sia dai ricchi e sia dai poveri.
Secondo la passio, tuttavia, in una sola occasione era stata elargita ai santi una ricompensa, di tre uova nelle mani del fratello minore Damiano, da parte di una contadina, Palladia, miracolosamente guarita dall’emorroissa. Cosma era rimasto tanto deluso e mortificato per quel gesto da esprimere la volontà che le sue spoglie fossero deposte, dopo la morte, lontane da quelle del fratello.
Durante le persecuzioni dei cristiani promosse da Diocleziano (284 – 305) furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia.
Cosma e Damiano vennero decapitati, assieme ai loro fratelli più giovani (o discepoli), Antimo, Leonzio ed Euprepio, nella città di Cirro, nei pressi di Antiochia .
Dopo il loro martirio coloro che avevano assistito al macabro spettacolo vollero dare degna sepoltura a coloro che tanto bene avevano elargito in vita, cercando anche di rispettare la volontà di Cosma circa la separata sepoltura: ciò fu loro impedito da un cammello che, secondo la leggenda, prese voce dicendo che Damiano aveva accettato quella ricompensa solo perché mosso da spirito di carità, onde evitare che quella povera donna potesse sentirsi umiliata dal rifiuto. I presenti diedero dunque sepoltura ai loro corpi deponendoli l’uno a fianco dell’altro.
Il culto dei santi Cosma e Damiano, invocati come potenti taumaturghi, iniziò subito dopo loro la morte. Il vescovo di Cirro, Teodoreto, parla già della divisione delle loro reliquie, inviate alle numerose chiese già sorte in loro onore (a Gerusalemme, in Egitto, in Mesopotamia); l’imperatore Giustiniano I e il patriarca Proclo dedicarono ai santi una basilica di Costantinopoli che divenne meta di numerosi pellegrinaggi; anche a Roma papa Felice IV (526 – 530) edificò, una basilica a loro intitolata e ne favorì il culto in opposizione a quello per i pagani Castore e Polluce.
A Genova
CHIESA DEI S.S. COSMA E DAMIANO
La costruzione: secolo XI
La chiesa oggi dedicata ai Santi Cosma e Damiano sorge nel cuore del Centro Storico genovese, ai piedi del colle di Castello, in quella parte della città già abitata in epoca romana. Le origini della chiesa stessa sono molto antiche e alcune parti dell’edificio che ancor oggi ammiriamo sono ormai millenarie. Non sappiamo con precisione quando fu edificata, ma certo l’attuale chiesa era già esistente nell’anno 1.007, quando viene citata in un documento notarile: all’epoca era chiamata solo San Damiano. Questa testimonianza dà alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano il primato di chiesa più antica della città che ancora conservi – almeno in parte – le sue strutture originarie (la chiesa di San Siro di Struppa, costruita nello stesso periodo, è infatti ben al di fuori della Genova Medievale, mentre la vicina San Donato, molto simile stilisticamente, è posteriore di almeno mezzo secolo).
Ciò non significa, naturalmente, che tutte le parti dell’edificio oggi esistente risalgano al secolo XI.
La chiesa del XI secolo era una basilica romanica a tre navate, “a moderato sviluppo longitudinale” – cioè piuttosto corta rispetto alla larghezza – con tetto in legno.
Gran parte dell’edificio venne realizzato in pietra del promontorio, quella pietra nera simile all’ardesia cavata dal “promontorio” che in epoca medievale chiudeva a ponente l’insenatura portuale di Genova, all’altezza della lanterna. Oggi il promontorio non esiste più, essendo stato spianato nel XIX secolo per migliorare la viabilità: ma gran parte degli edifici del Centro Storico genovese, fino a tutto il 1.500, sono stati realizzati con le pietre delle sue cave.
La parte più antica e meglio conservata dell’antico edificio è la zona delle absidi e del tiburio: le tre absidi, poco profonde, sono tipiche dello stile protoromanico genovese e sono le meglio preservate tra quelle sopravvissute fino ad oggi: quelle di San Donato, infatti, sono in parte perdute (la centrale, distrutta all’inizio dell ‘800 per ampliare il coro) ed in parte ricostruite (le laterali), mentre sopravvivono sorprendentemente l’abside centrale ed una laterale della chiesa di Santa Sabina all’interno di un’agenzia bancaria in via delle Fontane.
Le absidi di Santi Cosma e Damiano hanno la particolarità di essere scavate come nicchie all’interno dello spessore della muratura, tanto che guardando dall’esterno della chiesa si nota solo una leggera sporgenza in corrispondenza dell’abside centrale: per il resto il muro è completamente rettilineo. Questa soluzione architettonica è, probabilmente, dovuta alla necessità di non ostacolare il transito nel vicolo retrostante l’abside.
Al di sopra del tiburio si innalza la torre nolare ottagonale, simile a quello di San Donato: questo tipo di campanile, realizzato sulla chiesa stessa – anziché lateralmente – è il più antico che conosciamo; a Genova fu in uso fino al 1.150 circa: perciò, pur non esistendo la certezza che sia quello originale della chiesa del XI secolo, è certamente non posteriore al XII secolo.
Anche i muri perimetrali della chiesa risalgono all’edificio originale, perlomeno nella parte bassa, realizzata in pietra del promontorio.
Le modifiche medievali: secolo XII-XIII
Ad una fase costruttiva successiva appartengono invece le colonne a rocchi bianchi e neri delle navate. La moda di decorare le facciate a strisce alternate in marmo bianco e pietra nera fu introdotta a seguito delle Crociate, per influsso dell’arte islamica: noi Genovesi chiamiamo con orgoglio “gotico genovese” questo stile, noto però nel mondo come “stile pisano”. A Genova la moda di decorare palazzi e chiese con paramenti a strisce durò centinaia di anni, dalla metà del 1.100 fino all’inizio del 1.500, quando fu superata da una nuova moda, quella di intonacare ed affrescare le facciate.
Non sappiamo con precisione perché vennero sostituite le colonne originali con quelle a rocchi alternati di marmo bianco e pietra del promontorio: ciò avvenne comunque tra la metà del 1.100 e l’inizio del 1.200.
Alla stessa fase costruttiva risalgono anche le parti in mattoni che oggi sono “a vista”: le cortine delle navate al di sopra delle colonne e la parte superiore dei muri perimetrali.
Non è strano che nella modifica dell’edificio siano stati utilizzati mattoni: durante il Medioevo, infatti, anche se il materiale costruttivo principale a Genova era, come detto prima, la pietra del promontorio, anche i mattoni erano utilizzati, specialmente nei piani superiori degli edifici e nelle parti che dovevano essere più resistenti, come gli archi e le volte: infatti il mattone è materiale da costruzione migliore e più affidabile della pietra. D’altra parte, in quell’epoca, i muri erano certamente ricoperti da intonaco e molto probabilmente affrescati (qualche traccia di affreschi medievali ancora sopravvive nella chiesa di San Donato), e perciò né pietre né mattoni erano visibili.
Gli archi delle cortine in mattoni delle navate sono a sesto acuto, tipici dello stile gotico, mentre nella parte soprastante le colonne delle navate sono ancora leggibili – anche se ormai chiuse – le finestre del “falso matroneo”: questo tipo di soluzione architettonica, che troviamo anche in San Donato e nel Duomo, aveva scopo di alleggerire la muratura, sia dal punto di vista estetico che strutturale. Nel caso di Santi Cosma e Damiano, tuttavia, bisogna far notare che le aperture non erano collocate in maniera molto razionale, dal momento che si trovano talvolta proprio al di sopra di una colonna anziché al di sopra di un’arcata.
Vari elementi della facciata risalgono anch’essi al XII secolo: i portali, sia quello centrale che quelli laterali, e le tombe ad arcosolio (le 3 nicchie nella parte bassa della facciata); l’altra tomba della facciata, quella con le colonnine laterali, è invece del XIII secolo.
Tra gli elementi architettonici di decoro dell’esterno spiccano due reperti romani riutilizzati: l’architrave al di sopra del portale principale, abbellito con un mosaico medievale e la formella in marmo di un sarcofago raffigurante il defunto, murato all’esterno dell’abside.
PREGHIERA AI SANTI COSMA E DAMIANO
O gloriosi Santi Medici, Cosma e Damiano,
che avete fatto della vostra arte strumento di carità
e mezzo di apostolato,
e avete testimoniato col sangue la fede in Cristo,
alla vostra potente intercessione con fiducia noi ricorriamo. Otteneteci dal Signore fede ferma ed operosa,
carità ardente, zelo per la gloria di Dio
e per il bene dei nostri fratelli.
Illuminate la mente e dirigete la mano
di chi ha cura della nostra anima e del nostro corpo.
Otteneteci ancora che
– dopo una vita cristianamente vissuta –
possiamo conseguire il dono della perseveranza finale,
che ci congiunga a voi e a tutti i Beati nell’eterna visione di Dio.
Amen