Domenica 15 ottobre 2023. XXVIII Domenica del Tempo Ordinario. Festa di San Donato e inizio dell’anno catechistico.

Santa Messa prefestiva Sabato 14 Ottobre 2023 nella chiesa di San Matteo alle ore 18.
Sante Messe festive Domenica 15 Ottobre 2023 ore 10,30 nella chiesa di San Matteo ore 11 nella chiesa di Donato.

PREGHIERA
Dio onnipotente e misericordioso, che hai aiutato San Donato a superare le sofferenze del martirio, concede a noi, che celebriamo il giorno del suo trionfo, di vincere con la tua protezione le insidie del male. Per Cristo nostro Signore.

PRIMA LETTURA
In questa profezia il profeta Isaia descrive la salvezza finale che Dio opera per il suo popolo e per tutta l’umanità come un grandioso banchetto. Sarà vinta la sofferenza e la morte e tutti parteciperanno alla gioia di Dio sul monte di Gerusalemme.

Dal libro del profeta Isaìa
Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande,
un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza,
poiché la mano del Signore si poserà su questo monte».

Salmo Responsoriale
Abiterò per sempre nella casa del Signore.

Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia.

Mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.

Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.

Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.

SECONDA LETTURA
San Paolo ringrazia i suoi cristiani di Filippi per l’aiuto che gli hanno fatto pervenire in prigione. Afferma tuttavia che la fede in Gesù gli fa affrontare tutte le situazioni con serenità e forza.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési
Fratelli, so vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dà la forza. Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni.
Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.
Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

VANGELO
Questa parabola annuncia tre verità:
Il compimento del regno messianico e il rifiuto di Israele
La volontà salvifica universale di Dio che chiama tutti al suo regno
L’impegno per vivere l’appartenenza al nuovo regno di Dio che è la Chiesa.

Dal vangelo secondo Matteo
[ In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo fi-glio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uc-cisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che trovere-te, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. ]
Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».

OMELIA
Nella prima riflessione cerchiamo di comprendere meglio la parola di Dio che abbiamo ascoltato.
La prima lettura ci presenta la chiamata di tutta l’umanità a partecipare alla salvezza che Dio opera per Israele.
Questa salvezza viene raffigurata con un banchetto al quale sono invitati tutti i popoli. Il partecipare al banchetto procurerà la vittoria sulla sofferenza e sulla morte. Questa salvezza si fonda sulla fedeltà di Dio alla sua parola.
La parabola del vangelo riprende la storia di Israele con toni molto forti.
Gli invitati alle nozze del figlio del re non accettano l’invito alla festa e sono distrutti con le loro città. Questo è un chiaro riferimento alla distruzione di Gerusalemme che è letta come il castigo di Dio al rifiuto d dei sacerdoti e dei farisei di accogliere Gesù come Messia.
Da questo rifiuto scaturisce la chiamata di tutta l’umanità a partecipare al banchetto del Regno.
L’episodio dell’invitato trovato senza veste nuziale è rivolto ai cristiani perché non si adagino ma siano sempre in cammino verso la realizzazione del Regno di Dio.

Seconda riflessione: come possiamo intendere il nostro cammino nella storia, nella costruzione del regno di Dio?
E’ come costruire un putzle.
Dio nella creazione e nella redenzione ha un progetto universale per raggiungere la vera felicità.
La vita è come costruire un pezzo di questo immenso putzle, ogni giorno ne costuiamo un pezzo. Dobbiamo cercare di mettere le tessere giuste al posto giusto, per questo Gesù ci ha dato il comandamento dell’amore e se sbagliamo nel posizionare le tessere ci dona la sua misericordia .
Quando noi mettiamo le tessere giuste facciamo bello tutto il putzle, quando le mettiamo al posto sbagliato danneggiamo tutto il progetto.
Ognuno ha la responsabilità di quello che compie e dovrebbe avere l’onestà di riconoscere quando agisce per egoismo e non per amore.
La ricerca quotidiana del cristiano dovrebbe essere l’attenzione a porre le tessere giuste al posto giusto. Chiamiamo queste ricerca fare la volontà di Dio.

SAN DONATO D’AREZZO
Originario di Nicomedia, ancora fanciullo Donato si trasferì a Roma con la famiglia, e qui fu educato dal prete Pimenio e fatto chierico. Caduti vittime delle persecuzioni romane di Giuliano l’Apostata i suoi devoti genitori e Pimenio, Donato fuggì ad Arezzo e fu accolto dal monaco Ilariano. Con lui operò tra il popolo conversioni e prodigi: resuscitò una donna di nome Eufrosina; donò la vista ad una povera cieca di nome Siriana; liberò dal demonio Asterio, figlio del prefetto. Ordinato prima diacono e quindi sacerdote dal vescovo Satiro, Donato proseguì la sua opera con predicazioni in città e nelle campagne circostanti. Alla morte di Satiro venne scelto a succedergli e quindi ordinato vescovo da papa Giulio I, prodigandosi nel suo mandato pastorale assieme al diacono Antimo. Del suo periodo episcopale la leggenda tramanda un crescendo di interventi prodigiosi che avrebbero indotto le autorità ad accusarlo della pratica di arti magiche. Il prefetto di Arezzo, Quadraziano, lo avrebbe quindi fatto arrestare e decapitare il 7 agosto 362. Protettore di Arezzo, Donato è celebratissimo in città, che nella cattedrale custodisce il suo corpo in una ricca arca marmorea con decine di formelle narranti la vita e i suoi miracoli, alla quale hanno lavorato artisti insigni. Della vita di San Donato si ha conoscenza da un’antica ‘Passio’ scritta da Severino, suo successore sulla cattedra vescovile di Arezzo. Il documento porta in sé notizie certe ma anche altre che nel tempo sono state confutate dagli stessi agiografi. Ad esempio è spesso posta in dubbio la stessa qualifica di martire, poiché in molti antichi documenti egli è menzionato solo con gli appellativi di ‘episcopi et confessoris’.

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