Santa Messa prefestiva Sabato 30 Dicembre 2023 alle ore 18 nella Chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive Domenica 31 Dicembre 2023 alle ore 10,30 nella chiesa di San Matteo, alle ore 11 nella Chiesa di San Donato e nella chiesa di Santa Maria di Castello.
PREGHIERA
O Dio, nostro Padre, che nella santa Famiglia ci hai dato un vero modello di vita, fa’ che nelle nostre famiglie fioriscano le stesse virtù e lo stesso amore, perché, riuniti insieme nella tua casa, possiamo godere la gioia senza fine.
PRIMA LETTURA
L’incontro tra Dio e l’umanità avviene con l’alleanza. Quella tra Dio e Abramo da origine ai patriarchi che portano poi al popolo di Israele.
A Dio che parla e propone corrisponde la fede da parte dell’uomo; questa fede è fidarsi, è fiducia, è accettare quello che Dio dice .
Dal libro della Genesi
In quei giorni, fu rivolta ad Abram, in visione, questa parola del Signore: «Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande». Rispose Abram: «Signore Dio, che cosa mi darai? Io me ne vado senza figli e l’erede della mia casa è Elièzer di Damasco». Soggiunse Abram: «Ecco, a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede». Ed ecco, gli fu rivolta questa parola dal Signore: «Non sarà costui il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede».
Poi lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza».
Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
Il Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva promesso. Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel tempo che Dio aveva fissato. Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva partorito.
Salmo Responsoriale
Il Signore è fedele al suo patto.
Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto.
Ricordate le meraviglie che ha compiuto,
i suoi prodigi e i giudizi della sua bocca,
voi, stirpe di Abramo, suo servo,
figli di Giacobbe, suo eletto.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
parola data per mille generazioni,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.
SECONDA LETTURA
La lettera agli Ebrei, in questo brano, riflette sul rapporto tra Dio e Abramo:
Per sottolineare che Dio realizza la piena alleanza nella morte e risurrezione di Gesù, afferma che Dio chiede ad Abramo due cose impossibili:
Avere un figlio da Sara sterile, immolare il figlio come sacrificio.
Come Abramo ebbe fede in Dio anche noi dobbiamo credere che Gesù è risorto.
Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava.
Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso. Per questo da un uomo solo, e inoltre già segnato dalla morte, nacque una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia che si trova lungo la spiaggia del mare e non si può contare.
Per fede, Abramo, messo alla prova, offrì Isacco, e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: «Mediante Isacco avrai una tua discendenza». Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe anche come simbolo.
VANGELO
L’evangelista Luca riprende la descrizione di Gesù come “il Cristo Signore” e come tale è il Messia che realizza le profezie di Isaia sul servo sofferente, a questa sofferenza è associata anche la madre. Inoltre Gesù è presentato come luce e come tale chiamerà gli uomini ad accettare o meno di essere illuminati da Lui.
L’evangelista incornicia questa teologia su Gesù presentando la sua famiglia perfettamente inserita nel contesto sociale e religioso del popolo di Israele.
Dal vangelo secondo Luca
Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, (Maria e Giuseppe) portarono il bambino (Gesù) a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele».
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.
OMELIA
1) La Parola di Dio ci fa riflettere sulla FEDE.
Nella prima e nella seconda lettura ci viene proposto Abramo.
Nel Vangelo ci viene presentato il popolo di Israele attraverso Simeone, Anna e la famiglia di Gesù.
La fede è la risposta all’amore e l’amore accresce la fede.
Amore e fede camminano nel solco della libertà.
Perché ci siano amore e fede occorre libertà e fede e amore celebrano la libertà.
Qualsiasi relazione per essere veramente umana deve avere queste tre caratteristiche: libertà, amore e fede.
2) La famiglia.
La relazione familiare per avere le caratteristiche umane di libertà, amore e fede deve vivere come DONO:
dono ricevuto
dono offerto
dono ringraziato e contraccambiato
Nelle varie età umane si vivono questi aspetti del dono.
La fede dà sempre la prospettiva infinita e l’esempio, in modo particolare oggi, della santa famiglia.
