Santa Messa festiva Domenica 18 agosto 2024 ore 11 nella chiesa di Santa Maria di Castello.
PREGHIERA
O Dio, che hai preparato beni invisibili per coloro che ti amano, infondi in noi la dolcezza del tuo amore, perché, amandoti in ogni cosa e sopra ogni cosa, otteniamo i beni da te promessi, che superano ogni desiderio.
PRIMA LETTURA
Dal libro dei Proverbi
La sapienza si è costruita la sua casa,
ha intagliato le sue sette colonne.
Ha ucciso il suo bestiame, ha preparato il suo vino
e ha imbandito la sua tavola.
Ha mandato le sue ancelle a proclamare
sui punti più alti della città:
«Chi è inesperto venga qui!».
A chi è privo di senno ella dice:
«Venite, mangiate il mio pane,
bevete il vino che io ho preparato.
Abbandonate l’inesperienza e vivrete,
andate diritti per la via dell’intelligenza».
Salmo Responsoriale
Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene.
Venite, figli, ascoltatemi:
vi insegnerò il timore del Signore.
Chi è l’uomo che desidera la vita
e ama i giorni in cui vedere il bene?
Custodisci la lingua dal male,
le labbra da parole di menzogna.
Sta’ lontano dal male e fa’ il bene,
cerca e persegui la pace.
SECONDA LETTURA
Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, fate molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore.
E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore, rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.
VANGELO
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse alla folla: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
RIFLESSIONE
Eucarestia banchetto di vita
In tutte le civiltà «tradizionali» il pasto è una realtà di portata religiosa. La maggior parte delle religioni conoscono banchetti sacri. Condividere la stessa mensa, mangiare in comune crea tra i convitati vincoli sacri cui sono associati gli dèi.
Ma presso il popolo di Israele il banchetto sacro ha un significato partico-lare: è la celebrazione-ricordo di un evento storico. Rinnova l’alleanza divenendo memoriale delle meraviglie compiute da Dio per il suo popo-lo. Ogni anno il banchetto pasquale richiama l’Esodo, l’evento liberatore per eccellenza che attualizza la speranza della salvezza nella «memoria» delle meraviglie di un tempo.
Il pane disceso dal cielo
I profeti aiuteranno il popolo a rendersi conto che «celebrare la Pasqua» non si identifica automaticamente con la partecipazione materiale al banchetto, sia pure compiuto con il rito prescritto, ma che è necessaria la conversione del cuore, cioè la rinnovazione della propria fedeltà all’al-leanza di Dio.
Gesù, venuto ad instaurare una nuova ed eterna alleanza, va preparando il suo nuovo banchetto annunciando un nuovo pane: «Io sono il pane vi-vo, disceso dal cielo» (vangelo). Di fronte allo stupore e all’incredulità dei suoi ascoltatori afferma la necessità assoluta di mangiare il suo corpo e bere il suo sangue per avere la vita: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate…». In questo modo l’Eucaristia preannunciata da Gesù nel di-scorso sul pane di vita, realizzata nell’ultima cena e attualizzata nella Messa per volere di Gesù, diventa per ogni comunità cristiana la sorgente di un nuovo modo di vivere nella carità, nella collaborazione e nel servi-zio; un pegno di speranza (pane di vita eterna) di immortalità. «I nostri corpi nutriti dall’Eucaristia non sono corruttibili, perché portano in se stessi la speranza della risurrezione eterna» (sant’Ireneo).
In questa prospettiva la morte non è eliminata, ma superata: «Io lo risusciterò nell’ultimo giorno»; questo brano di vangelo è una delle letture ti-piche nella messa dei defunti. L’assimilazione a Cristo per mezzo della fede e dei sacramenti esige la nostra partecipazione al mistero della sua morte che genera la pienezza della vita.
La Messa è un banchetto
Nel banchetto si esprime meglio l’accoglienza, la comunicazione, l’ospitalità. Non per caso, proprio durante il banchetto Gesù ha comunicato ai peccatori il perdono, ha rivelato ai poveri il pane che viene dal ciclo, si è confidato con umanissima intimità ai suoi discepoli e ha donato la sua stessa vita.
Punto di partenza, quindi, per una realistica e concreta interpretazione e celebrazione dell’Eucaristia è la riflessione sul pasto umano. Gli uomini, a differenza degli animali, vogliono stare insieme a condividere il ci-bo. Non si tratta semplicemente dell’azione materiale di mangiare, ma di un incontro di persone, quasi di un rito.
Anche il raduno eucaristico è posto sotto il segno della legge della carità o del servizio reciproco, dell’incontro comunitario. L’episodio della lavanda dei piedi, che nel vangelo di Giovanni sostituisce il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia, indica chiaramente che un nesso stretto le-ga il pasto eucaristico con il sacrifìcio spirituale di obbedienza di Cristo fino alla morte di croce per amore di Dio e degli uomini. Il primo frutto dell’Eucaristia consiste nello stabilirsi di una comunità radunata nei vincoli di una autentica ed universale fraternità.
La Messa è un incontro di fratelli
La dimensione comunitaria del raduno è essenziale alla teologia eucaristica: non basta essere ben disposti alla recezione del sacramento, bisogna essere in comunione di carità, di fraternità e di servizio con i fratelli.
Sedersi insieme a tavola è un momento di amicizia e di intesa. La cordialità dell’incontro conviviale è espressione comune dell’armonia delle cose e degli uomini, quale era nel progetto di Dio creatore. Nulla meglio del convito eucaristico — mensa della Parola e del Pane di vita — può rivelarci questo amore condiscendente del nostro Dio, che fa di noi i suoi fi-gli in Gesù, e ci chiama tutti a vivere da fratelli, a immagine e preludio del regno dei Cicli (cf CdA, pag. 237).
Naturalmente questi vincoli di fraternità stabiliti dall’Eucaristia devono tessere la trama concreta dell’esistenza quotidiana, altrimenti sarebbe falsa, o almeno inautentica la partecipazione alla Eucaristia. Ciò che è «già compiuto» nel rito esige ed aspetta di essere compiuto nella vita. La continuità fra rito e vita è essenziale all’esercizio concreto della legge di carità universale, a tutti i livelli dell’esistenza umana in cui questa legge deve ripercuotersi.
