Sabato 2 novembre 2024. Commemorazione dei Defunti.
PREGHIERA
O Dio, gloria dei credenti e vita dei giusti, che ci hai salvati con la morte e risurrezione del tuo Figlio, sii misericordioso con i nostri fratelli defunti; quando erano in mezzo a noi essi hanno professato la fede nella risurrezione: tu dona loro la beatitudine senza fine.
PRIMA LETTURA
Il Profeta ci rinfranca ricordandoci che la speranza in Dio non delude.
Manterrà la sua parola distruggendo la morte con tutte le sue conseguenze e facendoci partecipare alla sua vita, raffigurata con un banchetto di nozze.
Dal libro del profeta Isaìa
In quel giorno, preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre distesa su tutte le nazioni.
Eliminerà la morte per sempre.
Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto,
l’ignominia del suo popolo
farà scomparire da tutta la terra,
poiché il Signore ha parlato.
E si dirà in quel giorno: «Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse.
Questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza».
Salmo Responsoriale
Chi spera in te, Signore, non resta deluso.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
Ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Allarga il mio cuore angosciato,
liberami dagli affanni.
Vedi la mia povertà e la mia fatica
e perdona tutti i miei peccati.
Proteggimi, portami in salvo;
che io non resti deluso,
perché in te mi sono rifugiato.
Mi proteggano integrità e rettitudine,
perché in te ho sperato.
SECONDA LETTURA
San Paolo ci ricorda che lo Spirito di Dio ci ha fatto suoi figli ed eredi con Gesù nell’attesa del compimento del piano di salvezza di Dio.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.
Ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi. L’ardente aspettativa della creazione, infatti, è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio.
La creazione infatti è stata sottoposta alla caducità – non per sua volontà, ma per volontà di colui che l’ha sottoposta – nella speranza che anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio.
Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.
VANGELO
La rappresentazione del giudizio universale vuole insegnarci che solo con la carità, con l’amore e l’attenzione al prossimo costruiamo le vere relazioni con gli altri.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
OMELIA
In questi giorni si può lucrare l’indulgenza plenaria a favore dei nostri fratelli defunti che ancora non godono della pienezza della vita con Dio.
Che cos’è l’ INDULGENZA?
Ogni azione umana lascia nella storia dell’umanità e dell’universo una conseguenza.
Se rappresentiamo la storia dell’universo come un grande mosaico che si sta formando con le azioni di tutti gli uomini, ogni azione è una tessera che, anche se piccola, colora tutto il mosaico.
In ogni azione distinguiamo l’azione in sé e le sue conseguenze.
Io do una martellata in un muro: l’azione è dare la martellata, la conseguenza è il buco che formo nel muro.
Introduciamo il concetto di positivo e negativo:
un’azione positiva (buona di amore, generosa….) lascia una conseguenza positiva per sé e per tutti.
Non ci sono azioni neutre: S.Paolo dice: “tutto fate nel nome del Signore”
un’azione negativa lascia una conseguenza negativa per sé e per tutti.
Ci soffermiamo sull’azione negativa:
L’azione negativa è una colpa per chi la commette e procura una pena nella sua conseguenza.
Quando con il sacramento della Confessione siamo perdonati, ci viene perdonata la colpa, cioè l’azione negativa, ma la conseguenza di questa colpa rimane e deve essere espiata dalle buone opere, dalla carità, dalla vita buona di conversione, da quella che è chiamata “penitenza sacramentale”
L’indulgenza è un dono che fa la Chiesa per cancellare le conseguenze negative della colpa, cioè la pena.
Per ricevere questo dono occorrono delle disposizioni che non sono tanto quelle espresse dalle regole ma soprattutto l’impegno vero e concreto in una vita che tende
a non commettere azioni cattive o peccati,
a compiere sempre azioni buone verso tutti
a valorizzare in bene la propria vita offrendola a Dio per mezzo di Gesù
Per lucrare l’indulgenza plenaria per i defunti le norme sono queste:
Essere confessati e comunicati
visitare una chiesa o il cimitero
e in essa recitare il Padre nostro, il credo e una preghiera secondo le intenzioni del Papa.
Lucrare l’indulgenza per i defunti vuol dire che ci impegniamo a compiere sempre e solo azioni buone, che ci impegniamo valorizzare con l’amore la nostra vita quotidiana rendendola santa perché offerta con Gesù al Padre.
Tutto questo diciamo al Signore :”Non lo faccio per me, ma per i defunti”.
