Domenica 5 gennaio 2025. II Domenica dopo il Santo Natale.

Santa Messa prefestiva Sabato 4 Gennaio 2025 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive Domenica 5 Gennaio 2025 alle ore 11 nelle chiese di San Donato e Santa Maria di Castello.

PREGHIERA
Dio onnipotente ed eterno, luce dei credenti, riempi della tua gloria il mondo intero, e rivelati a tutti i popoli nello splendore della tua verità.

PRIMA LETTURA
Per l’autore la sapienza che descrive è la sacra scrittura e in particolare la legge.
Nella rilettura fatta dal nuovo testamento la Sapienza è il Verbo di Dio che ci rivela Dio stesso.

Dal libro del Siràcide
La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse:
“Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio,
egli mi ha creato, per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».

Salmo Responsoriale
Il Verbo si è fatto carne
e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi.

SECONDA LETTURA
Nella prima parte San Paolo presenta l’opera di salvezza attuata da Dio mediante Gesù attraverso la quale siamo fatti figli di Dio. Nella seconda San Paolo parla della sua gratitudine e della sua preghiera incessante al Padre perché i cristiani, con il dono dello Spirito, comprendano a quale speranza sono stati chiamati.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.

VANGELO
Il prologo di Giovanni è un inno che riassume tutto il suo vangelo.
Il Verbo, seconda persona della SS. Trinità, è la Parola di Dio che si incarna per portarci verità e grazia. Il Verbo è vita, luce che si incarna in Gesù per farci figli di Dio. Questo dono gratuito richiede di essere accolto e accogliendolo si diventa testimoni dell’amore.

Dal vangelo secondo Giovanni
[ In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta. ]
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
[ Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità. ]
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

OMELIA
“A quale speranza siamo stati chiamati” (seconda lettura)
La speranza della vita e della luce che illumina la strada della vita e per percorrere questa strada occorre amare.
In altre parole: prendere coscienza che siamo amati da Dio nostro Padre e quindi viviamo in questo rapporto di amore. Amore riconoscente verso Dio che si concretizza nell’ amore verso il prossimo.
Cerchiamo di approfondire.
Speranza: è “già e non ancora” = avere un po’ e camminare verso la pienezza.
Camminare: due molle in eguale tensione:
la molla del “già” che consiste nella consapevolezza della situazione attuale del nostro limite
la molla del “non ancora” che consiste nella consapevolezza nella nostra capacità, del nostro desiderio, della nostra volontà di ricerca per raggiungere il più.
E’ importante che queste due molle siano sempre in tensione. Come si fa?
Credere che queste due tensioni porteranno ad un successo (fede – speranza)
Coscienza di ciò che si è nella nostra imperfezione e nella nostra potenzialità
coscienza del nostro “pellegrinaggio” e della meta oltre la morte.
Questo noi lo facciamo nella Santa Messa:
L’atto penitenziale è riconoscere i nostri peccati e impegnarsi a camminare verso la meta
La Parola di Dio ravviva la nostra fede e speranza
L’Eucarestia e la Comunione sono il nostro “viatico”= cibo per il cammino.

Perché è importante questa speranza?
Per non sedersi e rinunciare: è la morte del cuore
per non ritenere che le piccole mete umane e terrene siano definitive: è il diventare egoista
Se siamo egoisti diventiamo assetati di potere e violenti
Gesù Bambino ci ricorda e ci insegna questa speranza.
Cerchiamo di viverla nella Messa.

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