Santa Messa prefestiva SABATO 15 FEBBRAIO 2025 alle ore 18 nella Chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive DOMENICA 16 FEBBRAIO 2025 alle ore 10,30 nella Chiesa di San Matteo e alle ore 11 nelle Chiese di San Donato e di Santa Maria di Castello.
PREGHIERA
O Dio, che hai promesso di essere presente in coloro che ti amano e con cuore retto e sincero custodiscono la tua parola, rendici degni di diventare tua stabile dimora.
PRIMA LETTURA
E’ la domenica delle benedizioni o beatitudini e delle maledizioni o dei “guai”.
La prima lettura ci presenta la differenza tra chi confida nel Signore e chi confida in se stesso. La benedizione dell’uomo di fede è paragonata ad un albero che è sempre irrigato dall’acqua di Dio, per questo porta sempre frutti buoni.
Dal libro del profeta Geremia
Così dice il Signore:
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo,
e pone nella carne il suo sostegno,
allontanando il suo cuore dal Signore.
Sarà come un tamarisco nella steppa;
non vedrà venire il bene,
dimorerà in luoghi aridi nel deserto,
in una terra di salsedine, dove nessuno può vivere.
Benedetto l’uomo che confida nel Signore
e il Signore è la sua fiducia.
È come un albero piantato lungo un corso d’acqua,
verso la corrente stende le radici;
non teme quando viene il caldo,
le sue foglie rimangono verdi,
nell’anno della siccità non si dà pena,
non smette di produrre frutti».
Salmo Responsoriale
Beato l’uomo che confida nel Signore.
Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte.
È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene.
Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.
SECONDA LETTURA
San Paolo ci parla della risurrezione di Gesù e ci dice che è il fondamento della nostra fede e della nostra salvezza perché su di essa si basa la nostra speranza della riuscita della nostra vita.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, se si annuncia che Cristo è risorto dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non vi è risurrezione dei morti?
Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. Perciò anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti.
Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini.
Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti.
VANGELO
Il brano ci porta le beatitudini secondo l’evangelista Luca.
Non solo cambia l’ambientazione nella quale sono state predicate (montagna,Matteo, pianura, Luca) ma sono solo quattro molto più “sociali” e seguite da altrettante maledizioni.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
OMELIA
La povertà, come normalmente si intende, cioè non avere il necessario per vivere, non è una “beatitudine ma una disgrazia, un male sociale, un problema che la società ha il compito di affrontare e cercare di risolvere. Tutte le componenti della società hanno il dovere civile di impegnarsi per vincere questo male.
Sappiamo tutti quali sono i mezzi:
lavoro, casa. Istruzione, ripartizione giusta delle risorse naturali, ecc.
E’ un problema che oggi più che mai va risolto a livello mondiale.
Vediamo tutti i giorni la mancanza di queste soluzioni nelle vicende di tutti i popoli della terra.
Per noi la povertà è un valore negativo!
Come potremmo trovare a tradurre oggi la parola povertà evangelica o povertà di spirito?
Io la tradurrei così:
Beati i ricchi di FEDE:
Coloro che cercano e camminano ogni giorno nella via di Gesù guidati dalla sua Chiesa.
Beati i ricchi di SPERANZA:
Coloro che nonostante le prove della vita non perdono l’orientamento della fede e offrono la loro vita in unione a Gesù sulla croce per la salvezza dell’umanità sapendo che la Sua parola è veritiera.
Beati e ricchi di AMORE, di CARITA’, di MISERICORDIA, di PERDONO:
Coloro che accolgono tutti come fratelli e donano un po’ del loro tempo a servizio degli altri.
Beati i ricchi di GIOIA:
Coloro che sono contenti della loro vita e ottimisti del futuro e sanno spargere attorno a loro la gioia con il sorriso.
Beati i ricchi di PACE:
Coloro che cercano di non litigare mai e cercano nel rapporto con gli altri ciò che unisce e mai ciò che divide. Se per caso succede uno strappo cercano di ricucirlo con amore e pazienza.
Questa può essere la lettura delle beatitudini oggi.
900 ANNI DELLA CHIESA ABBAZIALE DI SAN MATTEO
Novecento anni dalla fondazione della chiesa di San Matteo, un gioiello nel cuore dei vicoli di Genova: una storia che inizia nel 1125 per volontà di Martino Doria, antenato dell’ammiraglio, che ottenne dal vescovo Sigfrido il permesso di edificare una cappella sui terreni di proprietà della sua famiglia, nobile e antica casata genovese. A distanza di pochi anni, nel 1132, la stessa cappella venne intitolata a San Matteo, scelto dai Doria come Santo Patrono della famiglia in quanto svolgeva la medesima professione di gabelliere. “Matteo era un esattore delle tasse per conto dello Stato, prima di lasciare tutto per seguire Gesù – ricorda l’Abate Don Parodi Carlo – per questo le Fiamme Gialle lo onorano in modo del tutto particolare. Per lo stesso motivo, nel 1934, con bolla papale di Pio XI, San Matteo è stato dichiarato Santo Patrono della Guardia di Finanza”.
Gli eventi per celebrare i 900 anni di San Matteo iniziano l’8 febbraio 2025 e si concluderanno il 25 settembre 2025, celebrazione liturgica di San Matteo.
EVENTI DI QUESTA SETTIMANA:
Sabato 15 febbraio 2025: “Rolli Days”
- dalle ore 10.00 alle ore 18.00: apertura straordinaria dell’Abbazia di San Matteo, con visite guidate anche del chiostro ;
- ore 16.00: introduzione musicale a cura del Maestro Claudio Petto – Brani d’organo;
- ore 16.30: conferenza “Il Mediterraneo, i Doria e il Secolo dei genovesi (1528-1649)” di Luca Lo Basso;
- ore 17.30: conferenza “Martino Doria e le testimonianze della famiglia in San Matteo” dell’Avv. Lodovico Doria Lamba;
- ore 18.00: Santa Messa prefestiva.
Domenica 16 febbraio 2025: “Rolli Days”
- dalle ore 12.00 alle ore 16.30: apertura straordinaria dell’Abbazia di San Matteo, con visite guidate anche del chiostro;
- ore 16.30, “Rivoluzioni artistiche nella Genova del 500” di Giacomo Montanari (max 30 persone)
- ore 17.15, “Rivoluzioni artistiche nella Genova del 500” di Giacomo Montanari (max 30 persone)
