Sabato 29 Marzo 2025 ore 18 Santa Messa prefestiva nella chiesa di San Matteo.
Domenica 30 Marzo 2025: ore 10,30 Santa Messa nella chiesa di San Matteo. Ore 11 nella chiesa di San Donato e nella Chiesa di Santa Maria di Castello.
PREGHIERA
O Padre, che per mezzo del tuo Figlio operi mirabilmente la nostra redenzione, concedi al popolo cristiano di affrettarsi con fede viva e generoso impegno verso la Pasqua ormai vicina.
PRIMA LETTURA
La promessa di Dio ad Abramo si realizza con la liberazione dalla schiavitù d’Egitto e il raggiungimento della terra promessa.
Come Israele raggiunge la terra promessa avvengono due fatti:
la celebrazione della Pasqua: è il perpetuare la liberazione e la fedeltà di Dio.
Mangiando i frutti della terra cessa la manna: terminato il passaggio (Esodo) inizia la normalità della vita dove l’uomo ha tutte le capacità per badare a se stesso.
La fede è rimanere fedeli alla forza che Dio mette nel cuore, non pretendere che Dio si sostituisca a noi.
La manna è segno dell’Eucarestia che terminerà quando vedremo Dio faccia a faccia.
I sacramenti sono per la vita di questa terra non per l’eternità.
Dal libro di Giosuè
In quei giorni, il Signore disse a Giosuè: «Oggi ho allontanato da voi l’infamia dell’Egitto».
Gli Israeliti rimasero accampati a Gàlgala e celebrarono la Pasqua al quattordici del mese, alla sera, nelle steppe di Gerico.
Il giorno dopo la Pasqua mangiarono i prodotti della terra, àzzimi e frumento abbrustolito in quello stesso giorno.
E a partire dal giorno seguente, come ebbero mangiato i prodotti della terra, la manna cessò. Gli Israeliti non ebbero più manna; quell’anno mangiarono i frutti della terra di Canaan.
Salmo Responsoriale
Gustate e vedete com’è buono il Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.
Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.
SECONDA LETTURA
Gesù è la nostra terra promessa e il raggiungerlo è il ricercarlo continuamente. Gesù è il dono che ci riconcilia con Dio. Gli apostoli sono gli annunciatori di questa riconciliazione che siamo invitati ad accogliere per vivere in modo giusto (giustizia).
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
Tutto questo però viene da Dio, che ci ha riconciliati con sé mediante Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione. Era Dio infatti che riconciliava a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione.
In nome di Cristo, dunque, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo fece peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio.
VANGELO
Di fronte a Gesù c’è chi ascolta e chi mormora.
Gesù è venuto a portarci l’amore, il perdono che non ha confini e non ha categorie.
La sua sorgente è Dio stesso e noi siamo invitati ad accogliere questo annuncio di gioia (Vangelo) realizzandolo nella nostra vita verso Dio, verso noi stessi e verso tutto il prossimo. E’ la vera liberazione, è la vera terra promessa perché è il modo giusto di vivere la nostra vita.
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”».
OMELIA
Riflessione sul Vangelo
PAROLA DELLA QUARTA SETTIMANA: ACCOGLIERE
L’accoglienza si fonda sulla consapevolezza di essere accolti da Dio nostro Padre.
Il senso della nostra vita è rimanere nell’accoglienza del Padre.
Nella parabola:
Dio ci accoglie nel rispetto della nostra libertà che è il dono che ci essere a sua immagine e somiglianza.
L’accoglienza di Dio verso il primo figlio si esprime con queste parole: lo vide… ebbe compassione…gli corse incontro…gli si gettò al collo…lo baciò…il vestito più bello…l’anello al dito…i sandali ai piedi…la festa.
L’accoglienza di Dio verso il secondo figlio:
Sei sempre con me…tutto ciò che è mio è tuo…bisogna rallegrarsi e fare festa.
Questo è il modo di accogliere di Dio, ed è la base per la nostra accoglienza
Di Dio, dei fratelli, del creato.
Accoglienza di Dio: nella festa del banchetto eucaristico domenicale che santifica tutti i giorni della settimana.
Accoglienza dei fratelli: mettere a proprio agio
lasciare spazio
dare possibilità
scomodarsi nei propri schemi e programmi
Concretamente:
fermarsi per ascoltare
mentre si ascolta guardare chi ci parla
non tenere le braccia conserte
non dare segni di impazienza
nelle discussioni mantenere la calma
accettare il dialogo
mantenere la parola data
non dire bugie
perdonare
non essere gelosi delle proprie cose, prestarle volentieri
essere generosi
Quaresima 2025: cammino di riflessione quaresimale sulle domande di Gesu’
QUARTA DOMENICA DI QUARESIMA
“DONNA DOVE SONO? NESSUNO TI HA CONDANNATA?
Allora gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?”.
Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo.
Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra.
E siccome insistevano nell’interrogarlo, alzò il capo e disse loro:
“Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”.
E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.
Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo.
Alzatosi allora Gesù le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”.
Ed essa rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più”.
Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?
Il brano dell’adultera scandalizzava per cui per secoli quasi nessuna comunità l’ha voluto. Scandalizzava la misericordia di Dio. Simone Weil: “Mettere la legge prima della persona è l’essenza della bestemmia” Gesù afferma che non tutta la legge che viene attribuita a Dio ha origine divina talvolta essa è il riflesso di un cuore duro. E per questo Gesù, infedele alla lettera, per essere fedele allo spirito, ci prende per mano e ci insegna a usare coscienza e intelligenza. Farisei di ogni epoca sono quelli che mettono al centro del rapporto con Dio il peccato. La donna è in mezzo ed ha intorno solo uomini pronti ad uccidere, i loro sguardi forse morbosi che la spogliano, certamente sguardi di pietra.
Una donna senza nome, quindi rappresenta tutte, schiacciata da un potere che esprime l’oppressione degli uomini sulle donne e l’oppressione più sottile è quella dell’istituzione religiosa …Mosè ha ordinato ….
Poteri che sanno di morte, che non esitano a usare la vita della donna, vogliono difendere Dio uccidendo l’uomo: questa è la tragedia del fondamentalismo religioso. Gesù si alza e si scaglia con parole piene di sdegno per l’ipocrisia dei pii e dei potenti…la durezza di cuore.. il cuore di pietra.. “Chi di voi è senza peccato getti la prima pietra contro di lei”
Sant’Ambrogio “Dove c’è la misericordia, li sì c’è Dio; dove c’è rigore e severità, forse ci sono i ministri di Dio, ma Dio non c’è.
Gesù non le chiede se è pentita, lui non si interessa dei rimorsi. Il perdono di Dio è un atto creativo: apre sentieri nuovi ti rimette sulla strada giusta fa compiere un passo in avanti spalanca il futuro.
In realtà noi riusciamo a pentirci solo quando sentiamo l’abbraccio di Dio che ci stringe a sé.
Un Dio nudo in croce che perdona che non spezza nessuno, spezza se stesso sarà il gesto sconvolgente e necessario per disinnescare la miccia delle infinite bombe sulle quali è seduta l’umanità.
“Va e d’ora in poi non peccare più” risuonano le sei parole che bastano a cambiare una vita. Gli altri uccidono, lui indica passi; gli altri coprono di pietre, lui insegna sentieri.
Il perdono non è buonismo, ma rimettere in cammino una vita. Amore autentico è quello che ti incalza a diventare il meglio di ciò che puoi diventare.
E ti prometto non lancerò mai più pietre contro nessuno
