Sabato 5 Aprile 2025 ore 18 Santa Messa prefestiva nella chiesa di San Matteo.
Domenica 6 Aprile 2025: ore 10,30 Santa Messa nella chiesa di San Matteo.
Ore 11 nella chiesa di San Donato e nella Chiesa di Santa Maria di Castello
PREGHIERA
Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.
PRIMA LETTURA
Nelle domeniche precedenti abbiamo visto il cammino di Israele dalle promesse fatte ad Abramo alla realizzazione che passa dalla liberazione dall’Egitto alla conquista della terra promessa. Oggi si affronta un altro problema: la promessa di Dio sembra andata in fumo perché si sta patendo un altro esilio, quello a Babilonia che è conseguenza dell’infedeltà del popolo all’alleanza del Sinai. Da questa sfiducia Dio vuol fare nascere la definitiva speranza che sarà basata su un’alleanza nuova che farà esistere un popolo nuovo, fedele al Signore, perché sarà il popolo del Messia.
Dal libro del profeta Isaìa
Così dice il Signore,
che aprì una strada nel mare
e un sentiero in mezzo ad acque possenti,
che fece uscire carri e cavalli,
esercito ed eroi a un tempo;
essi giacciono morti, mai più si rialzeranno,
si spensero come un lucignolo, sono estinti:
«Non ricordate più le cose passate,
non pensate più alle cose antiche!
Ecco, io faccio una cosa nuova:
proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?
Aprirò anche nel deserto una strada,
immetterò fiumi nella steppa.
Mi glorificheranno le bestie selvatiche,
sciacalli e struzzi,
perché avrò fornito acqua al deserto,
fiumi alla steppa,
per dissetare il mio popolo, il mio eletto.
Il popolo che io ho plasmato per me
celebrerà le mie lodi».
Salmo Responsoriale
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.
Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.
Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.
Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.
Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.
SECONDA LETTURA
San Paolo ci spiega che cosa è questa alleanza nuova: è la fede in Gesù, figlio di Dio, morto e risorto che apre davanti a ciascuno di noi la strada della vera vita perché fondata sull’amore di Dio e non sul nostro. Noi dobbiamo percorrere questa strada perché sappiamo che Gesù l’ha già percorsa fino in fondo e ha fatto in modo che anche noi possiamo arrivare fino in fondo insieme con Lui.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti.
Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
VANGELO
L’episodio che ci propone il vangelo è emblematico della nuova strada che ci apre Gesù: Anche uno degli aspetti più sacri e delicati della vita personale e familiare, la fedeltà coniugale, se viene infranta può essere rimessa a posto, occorre però il pentimento, la volontà di non cadere più in questo errore e il perdono che dà la forza per rimettersi in cammino.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
OMELIA
La parola di questa settimana è: “NON GIUDICARE”
Giudicare è MISURARE, CONFRONTARE, DECIDERE
Il problema nasce dal fatto che ognuno deve sempre giudicare se stesso:
Ogni scelta è un giudizio e una decisione fino all’estremo quando davanti a Dio, guardandoci con gli occhi della verità, ci giudicheremo e decideremo di conseguenza.
Anche la società giudica se stessa.
La liturgia ci invita a verificare i giudizi sulle nostre azioni e ci dona il perdono di Dio, perché Dio non giudica ma ama!
Gesù ci dice che non dobbiamo giudicare perché:
non dobbiamo applicare agli altri il nostro metro
ognuno è diverso
non conosciamo mai fino in fondo.
Non giudicare = emettere un giudizio positive verso gli altri:
comprensione
condivisione
chiedersi: se io fossi nella stessa situazione…
se di una persona non mi sento di dirne bene, non dico nulla
almeno cerco di distinguere tra azione fatta e la persona che l’ha fatta.
DEVOZIONE A GESU’NAZARENO
Nella Chiesa di San Donato si celebra la devozione all’immagine di Gesù Nazareno che affonda le sue origini nella devozione popolare legata al quartiere di San Donato.
Si narra che una ragazza della famiglia Giustiniani nel lontano 1700 si recò a Roma in pellegrinaggio. Come ricordo della visita nella città eterna portò con sé un’immagine di Gesù coronato di spine (Ecce homo). Dopo un po’ di tempo, mentre lavorava a maglia, si punse una mano con uno dei grossi aghi. Subito non diede peso alla piccola ferita ma, passando il tempo, le diede sempre più fastidio fino a trasformarsi in una ferita infetta che rischiava di portare all’amputazione della mano.
La ragazza pregò con fervore l’immagine di Gesù Nazareno, ricordando anche la visita a Roma e il probabile incontro con il Vicario di Cristo, il sommo Pontefice.
Gesù esaudì la sua preghiera e la mano miracolosamente guarì.
Grata di così grande dono portò l’immagine al Rev. Parroco di San Donato raccontando il fatto e il prevosto accolse la sacra immagine e ne promosse la devozione. Tutti gli anni nella domenica di passione l’immagine viene esposta al pubblico, viene ricordato il fatto miracoloso e viene invitato tutto il popolo di Dio a ringraziare il Signore e prepararsi anche con questo segno a vivere con fede e devozione la settimana santa e la Pasqua.
Quaresima 2025: cammino di riflessione quaresimale sulle domande di Gesu’
QUINTA DOMENICA DI QUARESIMA
“DONNA PERCHE’ PIANGI?”
Maria invece stava all’esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno posto”.
Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava lì in piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: “Rabbunì!”, che significa: Maestro!
Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và dai miei fratelli e dì loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”.
Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai discepoli: “Ho visto il Signore” e anche ciò che le aveva detto.
Donna perché piangi?
Dimmi delle tue lacrime, mi importano più di tutto; Gesù in quel mattino guarda il volto del mondo rigato di lacrime
Donna chi cerchi?. A Maddalena manca qualcosa, l’assenza dell’amato la mette in cammino, la fa uscire di casa mentre è ancora buio in cielo e nel cuore.
Maria piange per amore. Piange molto chi ama molto
Il Dio della vita, il Risorto non sfolgora nella sua voce trema un dolore: “non piangere amica mia”. E’ lo stile inconfondibile di Gesù
Gesù l’uomo degli incontri; il suo primo sguardo non si posa sul peccato di una persona, ma sempre sulla sofferenza e sul bisogno
Gli archivi di Dio , non sono pieni di peccati dell’uomo, ma delle lacrime degli uomini. Una volta perdonati i peccati non esistono più
Raccoglitore di lacrime è il Dio biblico, chino su di me perché neppure una vada perduta.
Come fare per vedere, capire, toccare e lasciarsi toccare dalle lacrime?
Imparando lo sguardo e i gesti di Gesù che sono quelli del buon Samaritano: vedere, fermarsi, toccare.
“ Gesù riprese:
“Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte.
Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre.
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.
Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui.
Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.”
Dieci verbi che mi piace sentire e leggere come i dieci comandamenti: vide, ebbe compassione, si fermò, versò, fasciò, caricò, portò, fece tutto il possibile, pagò, fino al decimo: se non basterà ti pagherò al mio ritorno.
Le prime tre azioni sono:
1)Vedere. Il samaritano vide ed ebbe compassione. Gesù sapeva guardare negli occhi di una persona e scoprire l’urgenza di una promessa. C’è un solo modo per conoscere un povero, Dio, una citta, una ferita, un fiore: inginocchiarsi e guardarlo da vicino. Si conosce solo in ginocchio. Guardare come bambini ed ascoltare come innamoratiLo sguardo del signore del campo vede il buon grano e una spiga di buon grano vale più della zizzania, la luce conta più del buio. Il bene vale più del male.
2) Fermarsi. E non “passare oltre” Oltre non c’è niente, tutto meno Dio.. Dove corri? Non sai che il cielo è in te? In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini (2 Gv1,4) E’ una cosa straordinaria: la vita è la luce degli uomini. Vuoi la luce? Fermati e guarda la vita. Noi camminiamo su gioielli senza notarli, calpestiamo tesori
3)Toccare.: “Se vuoi, puoi guarirmi!”. Gesù, mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: “Lo voglio, guarisci!”. Subito la lebbra scomparve ed egli guarì. (Marco 1,40-42) Gesù prova compassione. Si ferma. E poi? Lo Tocca. Tocca l’intoccabile. Ogni volta che Gesù si commuove tocca.
Ritrovare il cuore è un fatto di compassione. Il tatto è il modo più intimo di amare: il bacio. Gesù tocca il lebbroso e toccandolo lo ama e amandolo lo guarisce.
Gesù davanti al dolore si ferma, non va oltre.
Dio perdona non con un decreto, ma con una carezza
