Santa Messa prefestiva Sabato 16 Ottobre 2021 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Sante Messa festive Domenica 17 Ottobre 2021 alle ore 10,30 nella chiesa di San Matteo, alle ore 11 nella chiesa di San Donato.
PREGHIERA
Dio onnipotente ed eterno, crea in noi un cuore generoso e fedele, perché possiamo sempre servirti con lealtà e purezza di spirito.
LITURGIA DELLA PAROLA
PRIMA LETTURA
La frase principale è: “Offrirà se stesso in espiazione”.
Il Profeta Isaia preannuncia una rivoluzione nel culto: gli ebrei e tutti gli altri popoli offrivano offerte sostitutive (animali e primizie agricole). Il Messia offrirà se stesso, la sua vita. Questa offerta comporta assumere su di sé la sofferenza e la morte.
Dal libro del profeta Isaia
Al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori.
Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione,
vedrà una discendenza, vivrà a lungo,
si compirà per mezzo suo la volontà del Signore.
Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce
e si sazierà della sua conoscenza;
il giusto mio servo giustificherà molti,
egli si addosserà le loro iniquità.
SALMO RESPONSORIALE
Donaci, Signore, il tuo amore:
in te speriamo.
Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.
L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.
SECONDA LETTURA
I primi cristiani erano ebrei ed erano attaccati al tempio di Gerusalemme. Anch’essi frequentavano il tempio e le sinagoghe come gli altri ebrei.
Con le prime persecuzioni furono cacciati e dal tempio e dalle sinagoghe. La lettera agli Ebrei dice ai cristiani che il loro tempio e la loro offerta sacrificale è Gesù perché è Lui il sommo sacerdote in eterno.
Dalla lettera agli Ebrei
Fratelli, poiché abbiamo un sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli, Gesù il Figlio di Dio, manteniamo ferma la professione della fede. Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato.
Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia, così da essere aiutati al momento opportuno.
VANGELO
Gesù è l’esempio del servizio e il suo servizio è “bere il calice”. Gesù è il Messia che offre la sua vita per la salvezza dell’umanità. La salvezza è il Battesimo,cioè morire all’egoismo e al potere e rinascere all’amore di cui Gesù è l’origine e l’esempio.
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi cori Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
OMELIA
La parola di Dio di questa domenica mette in evidenza la parola “OFFRIRE”
Il servo sofferente, nella prima lettura, offre la sua vita in sacrificio di riparazione.
Nella seconda lettura Gesù sommo sacerdote prende parte alla nostra debolezze ed è passato attraverso i cieli.
Nel vangelo Gesù sta per bere il calice e ricevere il battesimo: è l’offerta sacrificale sulla croce.
OFFRIRE IN SACRIFICIO = donare facendo una azione sacra.
La parola “sacra” ci dice che ci riferiamo a Dio.
Gesù ha bevuto il calice, ha ricevuto il battesimo = la sua aziona sacra è stata tale ( ha dato la sua vita) che ha riparato lo strappo del peccato.
La sua azione sacra ci permette di rapportarci con Dio con AMORE perché lo riconosciamo PADRE.
Noi non dobbiamo riparare nessuno strappo (lo ha fatto Gesù).
Noi dobbiamo riconoscere quello che ha fatto Gesù
Noi dobbiamo ringraziare.
Noi dobbiamo inserirci in questo rapporto di amore, che è il rapporto GIUSTO con Dio, e anche noi OFFRIRE.
Per noi OFFRIRE vuol dire che Gesù ci offre la possibilità di valorizzare la nostra vita al massimo. Durante la Messa domenicale il sacerdote compie un piccolo segno: versa nel calice che contiene il vino alcune gocce d’acqua e dice:”L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di Colui che ha voluto assumere la nostra natura umana”. Con questo segno noi uniamo la nostra vita a quella di Gesù. Uniamo la vita presente ma anche la vita della settimana che è trascorsa in modo tale che Gesù la purifica e la santifica.
E’ uno dei momenti più profondi e intimi della Messa!
Offrire è donare la vita, quella parte di vita che abbiamo vissuto e che dovremmo considerare persa perché non possiamo più tornare indietro, invece donandola al Signore noi rendiamo la nostra vita “utile” perché con Lui entra nella dimensione eterna e diventa efficace per costruire il bene dell’umanità.
L’offerta della nostra vita al Signore riguarda anche il presente e il futuro perché mettiamo nelle sue mani la settimana che abbiamo davanti e cerchiamo di impegnarci maggiormente a vivere secondo l’insegnamento di Gesù.
Quante volte andiamo a cercare alternative per riempire la nostra vita e non ci rendiamo conto di avere a disposizione il massimo, cioè Dio stesso, per fare della vita qualcosa di importante e grande, pur nella fragilità e nei limiti della condizione umana.
Impariamo ad offrire, a regalare la nostra vita, la nostra giornata e ogni istante a Dio nostro Padre per mezzo di Gesù sia nella Messa sia nella Preghiera personale di ogni giorno.
Questo sia l’ impegno che ci proponiamo con l’ascolto della parola di Dio di questa Domenica.
SAN DONATO
Donato sarebbe morto martire, secondo la tradizione, il 7 agosto 362 sotto Giuliano l’Apostata.
Nato a Nicomedia, ancora fanciullo venne a Roma con la famiglia, qui fu educato da Pimenio prete e fatto chierico; suo compagno di studi e di formazione religiosa era Giuliano, divenuto imperatore ed apostata, Giuliano promulgò una nuova persecuzione contro la Chiesa, prima con l’interdizione ai cristiani dell’insegnamento nelle scuole, cariche pubbliche e carriera militare e poi nell’autunno del 362 anche con la violenza nei loro confronti.
Nella città di Roma, furono vittime fra gli altri i suoi devoti genitori ed il prete Pimenio, allora Donato fugge ad Arezzo accolto dal monaco Ilariano a cui si affianca nell’apostolato, penitenza e preghiera; con lui opera tra il popolo prodigi e conversioni.
La ‘passio’ racconta di miracoli eclatanti, fra i tanti, fa risuscitare una donna di nome Eufrosina.
Viene poi ordinato diacono e sacerdote dal vescovo Satiro e prosegue così la sua opera con predicazioni in città e nelle circostanti campagne. Alla morte del vescovo, viene scelto a succedergli e quindi ordinato vescovo dal papa Giulio I, prosegue la sua opera con rinnovato zelo e altri prodigi lo confortano e gli danno popolarità.
Durante la celebrazione della Messa, al momento della Comunione ai fedeli nelle due specie, mentre egli distribuisce il pane e il suo diacono Antimo distribuisce con un calice di vetro il vino, entrano nel tempio i pagani che con violenza mandano in frantumi il calice fra la costernazione dei fedeli. Donato allora, dopo intensa preghiera, raccoglie i frammenti e li riunisce, ma manca un pezzo del fondo del calice, egli noncurante continua a servire il vino senza che esso cada dal fondo mancante; fra lo stupore generale
Ma un mese dopo l’episodio, il prefetto di Arezzo, Quadraziano, fa arrestare sia Ilariano che Donato, i quali vittime della nuova persecuzione indetta da Giuliano l’Apostata, vengono uccisi, Ilariano monaco ad Ostia il 16 luglio e Donato vescovo decapitato ad Arezzo il 7 agosto.
Donato è rappresentato nell’arte in vesti vescovili e i suoi attributi sono il calice di vetro riferendosi al miracolo suddetto
Protettore di Arezzo, è celebratissimo in città, il suo busto si trova in un grosso d’argento della Repubblica Aretina del sec. XIII custodito al Museo Nazionale di Napoli; nella cattedrale di Arezzo vi è la ricca arca marmorea del suo corpo con decine di formelle a cui hanno lavorato artisti insigni, narranti la vita e i suoi miracoli. Donato è un nome dato ad un figlio molto atteso, di origine latina, diminutivo: Donatello.
