Santa Messa prefestiva Sabato 27 Aprile 2024 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive domenica 28 Aprile 2024 alle ore 10,30 nella chiesa di San Matteo e alle ore 11 nelle chiese di San Donato e di Santa Maria di Castello.
PREGHIERA
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l’eredità eterna.
PRIMA LETTURA
Il brano che ci è proposto dagli Atti degli apostoli ci presenta le difficoltà che San Paolo trova nel suo inserimento nella comunità di Gerusalemme: è conosciuto come persecutore ed è difficile accettare la sua conversione. L’intervento di Barnaba sbroglia la situazione. Il brano si conclude con un riassunto entusiastico della vita della comunità.
Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.
Salmo Responsoriale
A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.
Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!
Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.
A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.
Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».
SECONDA LETTURA
San Giovanni ci ricorda che l’amore è fatto di scelte e di azioni concrete della nostra vita. La fiducia nel Signore deve sorreggere la nostra vita per cercare di mettere in pratica il comandamento che abbiamo ricevuto dal Gesù: quello di amarci gli uni gli altri.
Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.
VANGELO
Il brano ci presenta la parabola della vite e dei tralci.
Essere unito a Gesù, essere una cosa sola con Lui è la vita del cristiano.
Per sapere se questa unione è vera occorre vedere i frutti: cioè la carità fraterna.
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
OMELIA
Continuiamo la catechesi sull’argomento “Chiesa”.
Abbiamo detto che Dio comunica con noi attraverso il segno Gesù che si lascia nella Chiesa. Questo modo di comunicare rispetta la libertà e la responsabilità personale.
Chiesa vuol dire “assemblea” cioè l’insieme di tutti i discepoli di Gesù.
Il fondamento umano della Chiesa è nella natura umana.
L’uomo è per natura “sociale”, cioè non può vivere se non è insieme agli altri. L’esempio più evidente è nella famiglia: per la propagazione della specie occorre un uomo e una donna.
Ma non solo, la natura umana è come un grosso contenitore di tutte le singole persone e questo contenitore mette tutti in un rapporto di interdipendenza reciproca in modo che ognuno influisce su tutti gli altri.
In bene o in male si costruisce o si danneggia tutta l’umanità.
La Chiesa si inserisce in questa natura umana, rafforza e divinizza questa comunione naturale.
La prima caratteristica della Chiesa è che tutti i discepoli di Gesù sono “chiamati”:
“ Gesù salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni. “ (Marco 3,13-15)
Essere dei chiamati vuol dire che siamo frutto di dono gratuito.
Far parte della Chiesa ci aiuta a comprendere che la nostra esistenza e tutto il creato è frutto di dono gratuito che sgorga dall’amore infinito di Dio Padre.
Chiamiamo questo dono “figliolanza divina” per farci capire quale tipo di rapporto siamo chiamati a costruire con Dio e tra noi.
La comunione umana acquista in quest’ottica la sua vera dimensione e trova la strada che deve percorrere per realizzarsi in modo pieno.
Due parole sono le colonne dell’insegnamento di Gesù: servizio e carità.
Gesù ci assicura la sua presenza: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». (Matteo 28,20), e la forza del suo Spirito che si realizza nella misericordia e nel perdono.
