Domenica 20 settembre 2026, XXV del tempo ordinario.

Santa Messa prefestiva Sabato 19 Settembre 2026 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive Domenica 20 Settembre 2026 alle ore 11 nelle chiese di Santa Maria di Castello e San Donato.

PREGHIERA
O Dio, che nell’amore verso di te e verso il prossimo hai posto il fondamento di tutta la legge, fa’ che osservando i tuoi comandamenti meritiamo di entrare nella vita eterna.

PRIMA LETTURA
Il profeta Isaia presenta caratteristiche di Dio che sembrano incompatibili tra loro ma che appartengono al Dio di Israele: il Dio nell’alto dei cieli e il Dio che si è mescolato con un popolo tanto da farlo “suo popolo” e che in Gesù si è fatto uomo.

Dal libro del profeta Isaia
Cercate il Signore, mentre si fa trovare,
invocatelo, mentre è vicino.
L’empio abbandoni la sua via
e l’uomo iniquo i suoi pensieri;
ritorni al Signore che avrà misericordia di lui
e al nostro Dio che largamente perdona.
Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri.

Salmo Responsoriale
Il Signore è vicino a chi lo invoca.

Ti voglio benedire ogni giorno,
lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
Grande è il Signore e degno di ogni lode;
senza fine è la sua grandezza.

Misericordioso e pietoso è il Signore,
lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
la sua tenerezza si espande su tutte le creature.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità.

SECONDA LETTURA
In questo brano San Paolo ci fa conoscere un dilemma del suo animo: da una parte vorrebbe morire per andare con Gesù, dall’altra vorrebbe rimanere con i suoi cristiani per continuare l’opera di evangelizzazione: si affida alla volontà di Dio.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési.
Fratelli, Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno.
Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo.
Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo.

VANGELO
La parabola dei lavoratori presi a giornata ci fa scoprire la generosità e la bontà del Padre che diventa esempio per il discepolo di Gesù.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.
Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e dai loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.
Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”. Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

OMELIA
L’insegnamento della Parola di Dio di questa settimana è un invito a ringraziare Dio nostro Padre per ciò che abbiamo e a imitarlo in modo che il nostro comportamento si configuri sempre più al suo.
La prima lettura ci insegna che tra il comportamento di Dio e il nostro c’è un abisso e non possiamo pretendere che Dio si comporti come noi.
Il Vangelo ci propone la parabole degli operai chiamati a lavorare in varie ore del giorno e che ricevono tutti la stessa ricompensa.
Questa parabola è riportata solo da Matteo e affronta un problema molto vivo nella prima comunità giudeo cristiana: la parità di trattamento da parte di Dio dei cristiani provenienti dal giudaismo e di quelli provenienti dal paganesimo. Gli ebrei pensavano di essere l’unico popolo amato da Dio perché erano gli unici che avevano risposto alla sua chiamata, quindi si ritenevano superiori ai pagani. Coloro che diventavano cristiani erano ritenuti tutti uguali fossero giudei o pagani. Questo era un grande problema,
Oggi come possiamo interpretare questa parabola in modo che sia di insegnamento alla vita cristiana?
Prima di tutto rinnoviamo il nostro ringraziamento a Dio che ci invita a scoprire in ogni ora della giornata il dono della sua chiamata.
Secondariamente rinnoviamo il nostro impegno a camminare nella via dell’amore che è la via che percorre Dio e che ci ha insegnato con Gesù suo Figlio.
L’umanità ha sete di misericordia! Misericordia divina e misericordia umana e l’unico modo per placare questa sete è la testimonianza di persone di misericordia.
Ecco la strada che non dobbiamo mai stancarci di percorrere.

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