Santa Messa prefestiva Sabato 18 Luglio 2026 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo. Sante Messe festive Domenica 19 Luglio 2026 alle ore 11 nelle chiese di Santa Maria di Castello e San Donato.
PREGHIERA
Sii propizio a noi tuoi fedeli, Signore, e donaci i tesori della tua grazia, perché, ardenti di speranza, fede e carità, restiamo sempre fedeli ai tuoi comandamenti.
PRIMA LETTURA
Per noi la forza è sinonimo di potere e oppressione, per Dio essere forte significa essere indulgente e usare misericordia e perdono verso le sue creature che ama di amore paterno.
Dal libro della Sapienza
Non c’è Dio fuori di te, che abbia cura di tutte le cose,
perché tu debba difenderti dall’accusa di giudice ingiusto.
La tua forza infatti è il principio della giustizia,
e il fatto che sei padrone di tutti, ti rende indulgente con tutti.
Mostri la tua forza
quando non si crede nella pienezza del tuo potere,
e rigetti l’insolenza di coloro che pur la conoscono.
Padrone della forza, tu giudichi con mitezza
e ci governi con molta indulgenza,
perché, quando vuoi, tu eserciti il potere.
Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo
che il giusto deve amare gli uomini,
e hai dato ai tuoi figli la buona speranza
che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.
Salmo Responsoriale
Tu sei buono, Signore, e perdoni.
Tu sei buono, Signore, e perdoni,
sei pieno di misericordia con chi t’invoca.
Porgi l’orecchio, Signore, alla mia preghiera
e sii attento alla voce delle mie suppliche.
Tutte le genti che hai creato verranno
e si prostreranno davanti a te, Signore,
per dare gloria al tuo nome.
Grande tu sei e compi meraviglie:
tu solo sei Dio.
Ma tu, Signore, Dio misericordioso e pietoso,
lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà,
volgiti a me e abbi pietà.
SECONDA LETTURA
Quante volte diciamo: non sono capace a pregare!
San Paolo ci ricorda che nel nostro cuore c’è lo Spirito di Dio che prega con noi e per noi. Lasciamoci guidare da Lui.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.
VANGELO
Questo brano ci propone tre parabole e la spiegazione di una di esse.
Queste parabole ci indicane tre caratteristiche del Regno di Dio e anche della nostra vita di discepoli di Gesù.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece ri! ponètelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
RIFLESSIONE
Una tendenza spontanea degli uomini è quella di ripartire l’umanità in due grandi categorie: i buoni da una parte, i cattivi dall’altra. Questa tendenza è presente anche sul piano religioso. Si invocano benedizioni su di sé, sulla propria famiglia, sulla propria nazione; le maledizioni colpiscano gli altri, i nemici, quelli che si oppongono.
La pazienza di Dio…
Da una lettura superficiale della Bibbia (dei salmi specialmente) si potrebbe ricavare, forse, l’impressione di un Dio impaziente, che «brucia le tappe». Gli appelli alla vendetta sono assai frequenti (1 Re 18,40; Sal 82 e 108). Ma i passi più notevoli della Bibbia smentiscono questa impressione. Elia, pieno di zelo geloso, comprende, a sue spese, che Dio non sta nell’uragano o nel terremoto, ma nella brezza leggera, nel soffio del vento più delicato (1 Re 19,9.13). Giacomo e Giovanni si sentono rimproverare per il loro desiderio di far cadere la folgore sui Samaritani che non accolgono Gesù (Lc 9,51.55; Mt 26,51). La Scrittura è il libro della pazienza divina che sempre differisce il castigo del suo popolo (Es 32,7-14). I profeti parlano di collera di Dio. Ma la collera non è l’ultimo e definitivo momento della manifestazione divina: il perdono vince sempre. Dio è ricco di grazia e di fedeltà ed è sempre sollecito a ritirare le sue minacce quando Israele si incammina nuovamente sulla via della conversione (prima lettura).
Gesù inaugura il regno degli «ultimi tempi», non come giudice che separa i buoni dai cattivi, ma come pastore universale, venuto prima di tutto per i peccatori. Non esclude nessuno dal regno: tutti vi sono convocati, tutti vi possono entrare. In ogni atteggiamento della sua vita, Gesù incarna la pazienza divina. Nessun peccato può tagliare irrimediabilmente i ponti con la potenza misericordiosa di Dio (vangelo).
La Chiesa, corpo di Cristo, ha per missione di incarnare tra gli uomini la pazienza di Gesù. Il suo compito quaggiù è di rivelare il vero volto dell’amore. Qui in terra, al grano è sempre mescolata la zizzania, e la linea di demarcazione tra l’uno e l’altra non passa attraverso le pagine dei registri parrocchiali o per i confini delle nazioni, ma nel cuore e nella coscienza di ogni uomo. Si deve sempre ricordare che la separazione fra i buoni e i cattivi non si farà che al di là della morte.
… di un Dio misericordioso
Non c’è dubbio che l’idea che uno si fa di Dio condiziona il suo comportamento nei confronti di Dio (adorazione, preghiera…), e nei suoi rapporti col prossimo. Si è portati, cioè, a prolungare verso gli altri i rapporti che si sono instaurati con Dio. La parola di Dio (prima lettura e vangelo) porta avanti un discorso molto chiarificatore sul concetto e sull’immagine di Dio. Dio accetta lo scandalo dell’uomo limitato, cattivo, e Cristo sembra addirittura provocano con il suo comportamento, trattando liberamente con buoni e con cattivi, con giusti e peccatori. Egli non annuncia una comunità di puri e di santi. E paziente con tutti e lascia ai peccatori il tempo di maturare la propria conversione.
Anche lo scandalo di una Chiesa mediocre, peccatrice, compromessa, lontana dall’ideale evangelico della purezza, della santità, del disinteresse, non deve turbare. Essendo fatta di uomini e vivendo immersa nel mondo, la Chiesa corre continuamente il rischio di contaminarsi col mondo e di veder crescere, all’interno delle sue file, le piante della zizzania accanto al grano buono. Alcuni cristiani vorrebbero ricorrere ai mezzi violenti e risolutivi: scomunicare i membri più deboli, bruciare gli eretici, gettare con violenza le esigenze del Vangelo in faccia a cristiani e non cristiani con la politica dell’aut-aut, o con me o contro di me…
Alla base di questi atteggiamenti ci sono due distorsioni. Una errata idea di Dio: un Dio geloso degli uomini, pronto a scagliare i suoi fulmini; quindi un Dio gretto, meschino, non il Dio Padre misericordioso; una mancanza di fiducia in Dio e quindi di speranza, che genera paura e insicurezza.
… che rispetta i ritmi di crescita e di maturazione
Invece il regno di Dio tollera i malvagi e i peccatori, perché ha una incrollabile fiducia nell’azione di Dio che sa attendere la libera decisione dell’uomo. Papa Giovanni ha scritto: «La dolcezza è la pienezza della forza».
Non dunque una accettazione passiva degli avvenimenti e neppure una qualunquistica bonomia, ma un atteggiamento costruttivo di tolleranza, di pazienza e di rispetto dei tempi e dei ritmi della crescita, sia all’interno della vita delle comunità come delle singole persone, ed una attenzione attiva ai momenti di grazia e ai segni dei tempi che puntualmente faranno la loro comparsa.
