Santa Messa prefestiva Sabato 28 Settembre 2026 alle ore 18 nella chiesa di San Matteo.
Sante Messe festive Domenica 27 Settembre 2026 alle ore 11 nelle chiese di Santa Maria di Castello e Santi Cosma e Damiano.
PREGHIERA
Ti glorifichi la Chiesa, Signore, nel santo ricordo dei martiri Cosma e Damiano; tu che hai dato loro la corona della gloria, nella tua provvidenza concedi a noi il conforto della loro protezione.
PRIMA LETTURA
Il profeta Ezechiele ci ricorda che ognuno è responsabile delle proprie azioni, sia in bene che in male.
Dal libro del profeta Ezechiele
Così dice il Signore:
«Voi dite: “Non è retto il modo di agire del Signore”. Ascolta dunque, casa d’Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?
Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso.
E se il malvagio si converte dalla sua malvagità che ha commesso e compie ciò che è retto e giusto, egli fa vivere se stesso. Ha riflettuto, si è allontanato da tutte le colpe commesse: egli certo vivrà e non morirà».
Salmo Responsoriale
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia.
Fammi conoscere, Signore, le tue vie,
insegnami i tuoi sentieri.
Guidami nella tua fedeltà e istruiscimi,
perché sei tu il Dio della mia salvezza;
io spero in te tutto il giorno.
Ricòrdati, Signore, della tua misericordia
e del tuo amore, che è da sempre.
I peccati della mia giovinezza
e le mie ribellioni, non li ricordare:
ricòrdati di me nella tua misericordia,
per la tua bontà, Signore.
Buono e retto è il Signore,
indica ai peccatori la via giusta;
guida i poveri secondo giustizia,
insegna ai poveri la sua via.
SECONDA LETTURA
San Paolo esorta i suoi cristiani a renderlo felice con la loro carità e la loro unione nell’amore vicendevole. Per vincere l’egoismo e l’orgoglio San Paolo propone di seguire l’esempio di Gesù che con la sua umiltà ha permesso all’amore di Dio di manifestarsi.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, se c’è qualche consolazione in Cristo, se c’è qualche conforto, frutto della carità, se c’è qualche comunione di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con un medesimo sentire e con la stessa carità, rimanendo unanimi e concordi.
Non fate nulla per rivalità o vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso. Ciascuno non cerchi l’interesse proprio, ma anche quello degli altri.
Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù:
egli, pur essendo nella condizione di Dio,
non ritenne un privilegio
l’essere come Dio,
ma svuotò se stesso
assumendo una condizione di servo,
diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo,
umiliò se stesso
facendosi obbediente fino alla morte
e a una morte di croce.
Per questo Dio lo esaltò
e gli donò il nome
che è al di sopra di ogni nome,
perché nel nome di Gesù
ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sotto terra,
e ogni lingua proclami:
«Gesù Cristo è Signore!»,
a gloria di Dio Padre.
VANGELO
La parabola che espone Gesù vuole farci riflettere sulla coerenza della nostra fede.
E’ coerente colui che trasforma in opere, in vita l’insegnamento di Gesù. Credere il Gesù vuol dire fare quello che ci insegna domenica dopo domenica.
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».
OMELIA
Il brano del vangelo di Matteo è tratto dal quinto libro che comprende i capitoli dal 19 al 25:
ingresso di Gesù in Gerusalemme
ultimo scontro di Gesù con le autorità dei Giudei
discorso di Gesù ai suoi discepoli sulla fine dei tempi.
Il brano che abbiamo ascoltato fa parte dello scontro di Gesù con i capi dei Giudei.
E’ il giorno dopo il suo ingresso in Gerusalemme, la mattina presto Gesù va al tempio e nel cammino compie un segno profetico: fa seccare un albero di fichi perché non aveva frutti ma solo foglie.
Nel tempio inizia lo scontro aspro con sommi sacerdoti e anziani del popolo (alberi tutte foglie e senza frutti)
Chiedono a Gesù spiegazioni sul suo comportamento e Gesù risponde chiedendo da che parte si schierano nei confronti di Giovanni Battista. Davanti alla non-posizione dei suoi avversari Gesù affonda il colpo con la parabola che abbiamo ascoltato.
I due figli rappresentano le due categorie di persone con cui il pensiero giudaico divide l’umanità: da una parte gli “eletti” che appartengono al popolo di Dio, dall’altra tutti gli altri i quali non appartengono al popolo di Dio ma ascoltano le parole di Giovanni Battista e di Gesù.
I frutti sono prodotti dall’ascolto della parola di Gesù che produce azioni e non parole vuote.
Due riflessioni:
1) Gesù ci invita ad accoglierlo nella quotidianità della nostra vita realizzando il suo annuncio di amore nelle azioni giornaliere.
2) Gesù ci invita a non giudicare nessuno perché non conosciamo ciò che c’è nel cuore delle persone e non conosciamo le azioni compiute nel nascondimento.
I SANTI COSMA E DAMIANO
Le fonti pervenuteci non sono pienamente concordanti tra loro, pur avendo molti aspetti comuni.
Tutte fanno riferimento a “fratelli, gemelli e medici”. Questi erano in grado di operare prodigiose “guarigioni” e “miracoli” e la loro azione era completamente gratuita nei confronti di tutti, da qui l’appellativo “Anàrgiri” (dal greco anargyroi, senza denaro). Con questo termine si designavano nella Chiesa greca i santi che esercitavano la medicina senza alcuna retribuzione.
I due erano gemelli originari dell’Arabia, appartenenti ad una ricca famiglia. Il padre si convertì al Cristianesimo dopo la loro nascita, ma morì durante una persecuzione in Cilicia; mentre la madre, Teodota (o Teodora), da più tempo cristiana, si occupò della loro prima educazione.
Dopo aver appreso l’arte medica nella provincia romana di Siria, praticarono la loro professione nella città portuale di Ægea, in Cilicia, sul golfo di Alessandretta.
Prestavano la loro opera con assoluto disinteresse, senza mai chiedere retribuzione alcuna, né in denaro, né di altro genere, sia dai ricchi e sia dai poveri.
Secondo la passio, tuttavia, in una sola occasione era stata elargita ai santi una ricompensa, di tre uova nelle mani del fratello minore Damiano, da parte di una contadina, Palladia, miracolosamente guarita dall’emorroissa. Cosma era rimasto tanto deluso e mortificato per quel gesto da esprimere la volontà che le sue spoglie fossero deposte, dopo la morte, lontane da quelle del fratello.
Durante le persecuzioni dei cristiani promosse da Diocleziano (284 – 305) furono fatti arrestare dal prefetto di Cilicia, Lisia.
Cosma e Damiano vennero decapitati, assieme ai loro fratelli più giovani (o discepoli), Antimo, Leonzio ed Euprepio, nella città di Cirro, nei pressi di Antiochia .
Dopo il loro martirio coloro che avevano assistito al macabro spettacolo vollero dare degna sepoltura a coloro che tanto bene avevano elargito in vita, cercando anche di rispettare la volontà di Cosma circa la separata sepoltura: ciò fu loro impedito da un cammello che, secondo la leggenda, prese voce dicendo che Damiano aveva accettato quella ricompensa solo perché mosso da spirito di carità, onde evitare che quella povera donna potesse sentirsi umiliata dal rifiuto. I presenti diedero dunque sepoltura ai loro corpi deponendoli l’uno a fianco dell’altro.
Il culto dei santi Cosma e Damiano, invocati come potenti taumaturghi, iniziò subito dopo loro la morte. Il vescovo di Cirro, Teodoreto, parla già della divisione delle loro reliquie, inviate alle numerose chiese già sorte in loro onore (a Gerusalemme, in Egitto, in Mesopotamia); l’imperatore Giustiniano I e il patriarca Proclo dedicarono ai santi una basilica di Costantinopoli che divenne meta di numerosi pellegrinaggi; anche a Roma papa Felice IV (526 – 530) edificò, una basilica a loro intitolata e ne favorì il culto in opposizione a quello per i pagani Castore e Polluce.
A Genova
CHIESA DEI S.S. COSMA E DAMIANO
La costruzione: secolo XI
La chiesa oggi dedicata ai Santi Cosma e Damiano sorge nel cuore del Centro Storico genovese, ai piedi del colle di Castello, in quella parte della città già abitata in epoca romana. Le origini della chiesa stessa sono molto antiche e alcune parti dell’edificio che ancor oggi ammiriamo sono ormai millenarie. Non sappiamo con precisione quando fu edificata, ma certo l’attuale chiesa era già esistente nell’anno 1.007, quando viene citata in un documento notarile: all’epoca era chiamata solo San Damiano. Questa testimonianza dà alla chiesa dei Santi Cosma e Damiano il primato di chiesa più antica della città che ancora conservi – almeno in parte – le sue strutture originarie (la chiesa di San Siro di Struppa, costruita nello stesso periodo, è infatti ben al di fuori della Genova Medievale, mentre la vicina San Donato, molto simile stilisticamente, è posteriore di almeno mezzo secolo).
Ciò non significa, naturalmente, che tutte le parti dell’edificio oggi esistente risalgano al secolo XI.
La chiesa del XI secolo era una basilica romanica a tre navate, “a moderato sviluppo longitudinale” – cioè piuttosto corta rispetto alla larghezza – con tetto in legno.
Gran parte dell’edificio venne realizzato in pietra del promontorio, quella pietra nera simile all’ardesia cavata dal “promontorio” che in epoca medievale chiudeva a ponente l’insenatura portuale di Genova, all’altezza della lanterna. Oggi il promontorio non esiste più, essendo stato spianato nel XIX secolo per migliorare la viabilità: ma gran parte degli edifici del Centro Storico genovese, fino a tutto il 1.500, sono stati realizzati con le pietre delle sue cave.
La parte più antica e meglio conservata dell’antico edificio è la zona delle absidi e del tiburio: le tre absidi, poco profonde, sono tipiche dello stile protoromanico genovese e sono le meglio preservate tra quelle sopravvissute fino ad oggi: quelle di San Donato, infatti, sono in parte perdute (la centrale, distrutta all’inizio dell ‘800 per ampliare il coro) ed in parte ricostruite (le laterali), mentre sopravvivono sorprendentemente l’abside centrale ed una laterale della chiesa di Santa Sabina all’interno di un’agenzia bancaria in via delle Fontane.
Le absidi di Santi Cosma e Damiano hanno la particolarità di essere scavate come nicchie all’interno dello spessore della muratura, tanto che guardando dall’esterno della chiesa si nota solo una leggera sporgenza in corrispondenza dell’abside centrale: per il resto il muro è completamente rettilineo. Questa soluzione architettonica è, probabilmente, dovuta alla necessità di non ostacolare il transito nel vicolo retrostante l’abside.
Al di sopra del tiburio si innalza la torre nolare ottagonale, simile a quello di San Donato: questo tipo di campanile, realizzato sulla chiesa stessa – anziché lateralmente – è il più antico che conosciamo; a Genova fu in uso fino al 1.150 circa: perciò, pur non esistendo la certezza che sia quello originale della chiesa del XI secolo, è certamente non posteriore al XII secolo.
Anche i muri perimetrali della chiesa risalgono all’edificio originale, perlomeno nella parte bassa, realizzata in pietra del promontorio.
Le modifiche medievali: secolo XII-XIII
Ad una fase costruttiva successiva appartengono invece le colonne a rocchi bianchi e neri delle navate. La moda di decorare le facciate a strisce alternate in marmo bianco e pietra nera fu introdotta a seguito delle Crociate, per influsso dell’arte islamica: noi Genovesi chiamiamo con orgoglio “gotico genovese” questo stile, noto però nel mondo come “stile pisano”. A Genova la moda di decorare palazzi e chiese con paramenti a strisce durò centinaia di anni, dalla metà del 1.100 fino all’inizio del 1.500, quando fu superata da una nuova moda, quella di intonacare ed affrescare le facciate.
Non sappiamo con precisione perché vennero sostituite le colonne originali con quelle a rocchi alternati di marmo bianco e pietra del promontorio: ciò avvenne comunque tra la metà del 1.100 e l’inizio del 1.200.
Alla stessa fase costruttiva risalgono anche le parti in mattoni che oggi sono “a vista”: le cortine delle navate al di sopra delle colonne e la parte superiore dei muri perimetrali.
Non è strano che nella modifica dell’edificio siano stati utilizzati mattoni: durante il Medioevo, infatti, anche se il materiale costruttivo principale a Genova era, come detto prima, la pietra del promontorio, anche i mattoni erano utilizzati, specialmente nei piani superiori degli edifici e nelle parti che dovevano essere più resistenti, come gli archi e le volte: infatti il mattone è materiale da costruzione migliore e più affidabile della pietra. D’altra parte, in quell’epoca, i muri erano certamente ricoperti da intonaco e molto probabilmente affrescati (qualche traccia di affreschi medievali ancora sopravvive nella chiesa di San Donato), e perciò né pietre né mattoni erano visibili.
Gli archi delle cortine in mattoni delle navate sono a sesto acuto, tipici dello stile gotico, mentre nella parte soprastante le colonne delle navate sono ancora leggibili – anche se ormai chiuse – le finestre del “falso matroneo”: questo tipo di soluzione architettonica, che troviamo anche in San Donato e nel Duomo, aveva scopo di alleggerire la muratura, sia dal punto di vista estetico che strutturale. Nel caso di Santi Cosma e Damiano, tuttavia, bisogna far notare che le aperture non erano collocate in maniera molto razionale, dal momento che si trovano talvolta proprio al di sopra di una colonna anziché al di sopra di un’arcata.
Vari elementi della facciata risalgono anch’essi al XII secolo: i portali, sia quello centrale che quelli laterali, e le tombe ad arcosolio (le 3 nicchie nella parte bassa della facciata); l’altra tomba della facciata, quella con le colonnine laterali, è invece del XIII secolo.
Tra gli elementi architettonici di decoro dell’esterno spiccano due reperti romani riutilizzati: l’architrave al di sopra del portale principale, abbellito con un mosaico medievale e la formella in marmo di un sarcofago raffigurante il defunto, murato all’esterno dell’abside.
PREGHIERA AI SANTI COSMA E DAMIANO
O gloriosi Santi Medici, Cosma e Damiano,
che avete fatto della vostra arte strumento di carità
e mezzo di apostolato,
e avete testimoniato col sangue la fede in Cristo,
alla vostra potente intercessione con fiducia noi ricorriamo. Otteneteci dal Signore fede ferma ed operosa,
carità ardente, zelo per la gloria di Dio
e per il bene dei nostri fratelli.
Illuminate la mente e dirigete la mano
di chi ha cura della nostra anima e del nostro corpo.
Otteneteci ancora che dopo una vita cristianamente vissuta –
possiamo conseguire il dono della perseveranza finale,
che ci congiunga a voi e a tutti i Beati nell’eterna visione di Dio.
Amen